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Il Museo Etnologico Vaticano

“Benvenuti nella casa dell’arte, delle culture e delle spiritualità del mondo”

a cura di Marco Boni

“I Papi hanno voluto che all’interno dei Musei Vaticani, nello stesso luogo che ospita Michelangelo e Raffaello, si trovassero anche le opere d’arte e i manufatti provenienti da tutto il mondo e da tutte le epoche storiche. Australia e Oceania, Asia, Africa, America il mondo precolombiano e quello preistorico: ogni singola espressione artistica dell’orizzonte culturale umano è qui pienamente valorizzata”. In occasione dell’apertura del nuovo allestimento Etnologico, il professor Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, sottolinea con queste parole l’attenzione della Chiesa verso tutte le popolazioni che si adoperano per preservare le proprie culture.

Calco dal Tempio di Borobudur, Indonesia, Tempio: VIII secolo (Museo Etnologico Vaticano, Musei Vaticani. Foto © Musei Vaticani, Governatorato SCV)

Aperto al pubblico a fine maggio, il rinnovato settore dedicato alle collezioni etnologiche è davvero suggestivo. L’esposizione si apre con la scritta La Bellezza ci unisce, una frase di Papa Francesco ripresa dal volume La mia idea di Arte nel quale il Santo Padre osserva: “la Chiesa ha sempre usato l’arte per dimostrare la meraviglia della creazione di Dio e della dignità dell’uomo, creato a sua immagine e somiglianza. Per questo la bellezza ci unisce…” E non c’è che dire!… bellezza e rarità ci uniscono realmente, nella pur grande diversità, attraverso i reperti provenienti dalle parti del mondo meno raggiungibili; un insieme che, esposto nel grande spazio a piano terra dei Musei Vaticani, va a formare un unicum di tradizione indigena globale. Incuriosisce e sorprende lo spettatore, la grande versatilità dei materiali adoperati per realizzare oggetti artistici, rituali o d’uso comune, a volte molto semplici a volte molto elaborati; si resta incantati dinanzi a manufatti inattesi per la loro eccentricità, particolarità costruttiva e capacità espressa, già da diversi anni oggetto del desiderio di collezioni pubbliche come di privati collezionisti. Il Museo Etnologico del Vaticano, che già dal 2009 dedica la grande sala d’ingresso alle esposizioni temporanee, in occasione della presentazione del nuovissimo catalogo Le Americhe presenta in questo spazio alcuni tra i più rappresentativi oggetti di tutti i continenti: ritratti di nativi americani, maschere africane, sculture dall’Oceania, tutti pezzi già appartenenti alle sue collezioni. Addentrandosi più all’interno attraverso un ampio corridoio, si possono ammirare, invece, i reperti che fanno parte dell’esposizione permanente. La mostra comincia con la grande scritta 1691 data che segna l’inizio della Collezione del Museo con oggetti del XVII secolo. Molti reperti, infatti, sono arrivati in Vaticano nel corso dei secoli, inviati a Roma fin dai tempi dei primi contatti dell’Occidente con le altre culture del mondo, e questa tradizione dei doni, testimoniata per l’appunto dal 1691, continua ad essere vitale ancora oggi.

“Compito del Museo Etnologico Vaticano è valorizzare la riconnessione degli oggetti con gli eredi delle comunità di origine. Questi oggetti diventano ‘ambasciatori culturali’ che raccontano la storia di un intero popolo dalle peculiari identità”

La raccolta storica ha avuto modo di arricchirsi ulteriormente in occasione degli invii di oggetti artigianali e di arte etnologica a Papa Pio XI che, nel 1925, volle si realizzasse in Vaticano una grande mostra per far conoscere agli europei le altre culture del mondo. Gli ambienti dell’esposizione permanente, in cui è possibile ammirare una selezione dei capolavori raccolti nei secoli, sono divisi in sezioni geografiche: l’Australia, con più di cento manufatti dei popoli aborigeni, l’Indonesia, con la riproduzione in scala del maestoso complesso templare buddhista del Borobudur dell’isola di Giava; l’India, con l’antico tempietto portatile dedicato a Vishnu, la Cina con i sei capolavori pittorici raffiguranti Fiori e Uccelli del maestro cinese Yun Shouping. Seguono il Giappone, rappresentato attraverso raffinate produzioni che vanno dalle xilografie ukiyo-e alle pitture, dalle ceramiche alle armature dei samurai,e la Corea, da cui provengono preziosi lavori di artigianato come il vaso in ceramica intarsiato sanggam ch’ongja, e la delicata corona rituale in lacca dorata, realizzata in crine di cavallo.

Le Americhe

Le Americhe. Le collezioni del Museo Etnologico Vaticano è primo di una nuova serie di testi che andranno ad approfondire la conoscenza delle raccolte etnologiche dei Musei Vaticani. Presenta opere dei popoli di tutto il continente americano dall’Artico alla Terra del Fuoco, reperti precolombiani, e opere del Museo Indiano di Ferdinand Pettrich. L’intento della nuova pubblicazione è quello di avvicinare il lettore alle culture a noi più distanti in contrapposizione allo sradicamento e all’oblio della ricca storia che rende così straordinari e unici questi luoghi e i loro abitanti. Il catalogo vede la curatela di Padre Nicola Mapelli, responsabile del Museo Etnologico, e di Katherine Aigner, due giovani studiosi che con passione e rigore scientifico si sono dedicati alle ricerche necessarie al lavoro editoriale. Per scoprire di più in merito ad alcuni oggetti presenti da anni negli archivi – e dei quali si avevano scarsissime nozioni – i due studiosi si sono recati in località remote del pianeta per raccogliere informazioni direttamente dai nativi con i quali sono entrati in contatto. I fondamentali frutti della loro indagine sono visibili nelle pagine di questo volume che fa suo il monito espresso da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’ “Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato… Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio” (143).


focus su…

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Gesù assiso nel riposo regale come Miruk (Maitreya, il Buddha del Futuro), 2003 c., Corea del Sud, Bronzo (Foto © Musei Vaticani, Governatorato SCV)

L’Arte sincretica cristiana
Nella sala dedicata all’Asia presso il Museo Etnografico Vaticano, è possibile ammirare non solo le elaborate e raffinate produzioni artistiche autoctone, ma anche le peculiari forme d’arte nate dall’incontro fra le diverse realtà locali con il cristianesimo, a testimonianza del desiderio e della capacità di dialogo fra culture. Ne sono un singolare esempio le opere di arte sincretica, oggetti che nascono dall’incontro della religione cattolica con la realtà e le dottrine locali. In esse l’aspetto figurativo, nelle sue manifestazioni più elevate, diviene il luogo privilegiato dell’incontro e del dialogo fra diverse culture. In mostra si possono ammirare alcuni esempi fortemente esplicativi di quast’arte come il Cristo indiano scolpito in padmasana (posizione del loto).

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Pali funerari Pukumani, legno, pigmenti naturali, Isola di Melville, Isole Tiwi, Australia, inizio XX secolo (Foto © Musei Vaticani, Governatorato SCV) Questi singolari pali, posti sulle tombe, venivano lasciati alle intemperie affinché lentamente si consumassero.

I manufatti degli Aborigeni cattolici
Le opere presenti nella raccolta etnografica australiana del Vaticano sono una particolare testimonianza del messaggio cristiano divulgato in luoghi remoti. Si ritiene, infatti, che la maggior parte di esse siano state create e donate espressamente dagli Aborigeni cattolici al Papa, per devozione. A differenza degli oggetti che si trovano in molte collezioni etnografiche del periodo, questi oggetti non sono semplici pezzi selezionati dagli antropologi per motivi scientifici, ma segni di una cultura artigianale influenzata dall’opera cristiana dei missionari. Tanto è vero che, diversamente da altre raccolte dell’epoca, nella collezione Vaticana non sono presenti resti umani. La sezione Australia presenta circa 100 manufatti che vanno dalla metà del XIX secolo ai primi anni Venti del ‘900; provengono prevalentemente dalle comunità delle Isole Tiwi (Northern Territory), da Kalumburu, nel Kimberly Settentrionale (Western Australia), e dai dintorni di New Norcia, cittadina benedettina nel Western Australia. Dopo tanti anni, la collezione, soprattutto composta di reperti in materiali organici: piume, pelliccia…, si presenta in ottime condizioni, il che la dice lunga sulla cura posta dai conservatori e dai restauratori del team vaticano.


Il Libro

La copertina del volume Le Americhe. Le collezioni del Museo Etnologico Vaticano, Edizioni Musei Vaticani

 

 

 

 

 


Articolo pubblicato su La Gazzetta dell’Antiquariato n. 246/247 – Luglio/Agosto 2016

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