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Arti decorative Rubriche 

Carlo Zini. Ieri, oggi, domani

La creatività artigiana che non passa di moda

Quando il dorato piace più dell’oro

A differenza del gioiello, dove a contare innanzitutto sono i metalli preziosi e le gemme di cui è composto, la valenza di un bijou sta tutta nella creatività che determina l’originalità della forma, nella buona qualità dei materiali utilizzati e nella sua lavorazione.
Da questi elementi deriva il valore estetico ed economico di ogni bigiotteria: ma cosa rende alcune creazioni più portabili di altre, cosa fa essere certi bijoux contemporanei a oltranza, mai obsoleti?
È la capacità di chi li crea di inventare manufatti fuori dal tempo. Sempre giusti da indossare anche se la moda cambia. Carlo Zini, artista-artigiano milanese è uno di questi creativi con la marcia in più. Ha saputo rendere eternamente portabili i suoi bijoux classici ma allo stesso tempo innovativi, giovani ma allo stesso tempo antichi perché ispirati a forme e decori consolidati nella memoria collettiva.

“Sono un uomo che ha avuto la fortuna di fare quello che sognava di fare”

Ma pescare nel grande serbatoio delle arti applicate per riportare alla luce un “un originale falso storico” è solo una delle peculiarità dell’arte di Zini; le altre sono da ricercarsi nella fantasia liberamente applicata, nella libertà di esprimersi senza i limiti dettati dal costo dei materiali preziosi, nella capacità di esaltare l’impatto scenografico di forme e dimensioni anche esagerate, giocando a volte sulla stravaganza ma senza perdere mai di vista il buon gusto.
E non finisce qui. Perché se è vero che niente più del bijou segue la tendenza del momento, e che da quando i capricci creativi degli stilisti hanno preso il sopravvento i bigiottieri soccombono ai loro dettami, è anche vero che c’è ancora modo di intervenire col proprio gusto personale nella proposizione degli ornamenti di una donna; proprio quello che Carlo Zini è stato capace di fare negli anni una volta intercettato dai maggiori stilisti italiani: disegnare seguendo più il suo istinto creativo che le strette necessità del committente.

Sin da bambino Carlo Zini creava bigiotteria. La sua storia, raccontata da Bianca Cappello nel catalogo che accompagna la mostra a lui dedicata presso il Museo del Bijou, merita tutta la nostra attenzione perché, oltre ad essere esempio di tenacia nel perseguire una passione, può essere di incoraggiamento per tanti giovani talenti che oggi cercano affermazione professionale nell’artigianato e che spesso si scoraggiano davanti alle difficoltà.

Gli alti e bassi di una vita da bigiottiere

Nato a Milano nel 1950 da madre veneta e padre lombardo, Carlo Zini abita in una casa di ringhiera in via Ponte Vetero. Piccolo hobbista dotato di grande fantasia e capacità manuali, ama giocare smontando, rimontando e manipolando i bijoux della madre che, ben disposta, incoraggia la sua creatività.
Giovane studente di ragioneria, alla scuola Carlo preferisce il laboratorio artigianale del padre, anch’egli amante degli hobby creativi, e proprio grazie a quanto appreso da lui, a sedici anni già si sente pronto a portare in visione i suoi lavori alla Diana Monili in via Senato: alcuni modellini di bijoux realizzati assemblando scarti della combustione del legno a perline di vetro.
Subito viene assunto come modellista nell’azienda storica milanese fondata nel 1948 da Diana Masera, e da un anno gestita dalla figlia Laura Rusconi.
È il 1966 quando Carlo crea all’interno della ditta la sua prima linea, un insieme di bijoux di gusto etnico: bracciali, cavigliere e lunghe collane di pietre in resina, cristalli e cuoio intrecciato, che vengono prodotti da Diana anche per la linea Maxi di Missoni. In azienda Carlo ha occasione di conoscere Cathy Berberian, cantante mezzo soprano, moglie del compositore Luciano Berio: un incontro fondamentale per il suo apprendimento formativo. Cathy, infatti, intuite le potenzialità del giovane creativo, lo incoraggia nello studio fornendogli libri d’arte e di oreficeria liberty e déco, gli offre la possibilità di studiare da vicino la sua collezione di gioielli di scena e gli commissiona anche alcuni monili.
Tutto sembra procedere per il meglio. A inizi Settanta, però, il panorama cambia. Carlo deve lasciare il lavoro in ditta per andare militare ad Aosta. Durante il periodo di leva trova il modo di esprimere comunque la sua creatività, ma soprattutto di ricavare un po’ di soldi da mandare alla famiglia in difficoltà, vendendo i suoi piccoli bijoux in alpacca ai compagni in caserma.

I soggetti di Carlo Zini sono spesso ripresi dal mondo della natura. fiori di ogni specie, animali curiosi ed esotici come pantere, coccodrilli, elefanti, giraffe, pappagalli. esemplari del mondo marino come stelle, aragoste, cavallucci, granchi e coralli

Dalla bancarella a Brera alle passerelle degli stilisti

Tornato a Milano nel ’72, Carlo trova la Diana Monili in stato di crisi – tanto che l’attività chiuderà verso la metà degli anni ’70. E quindi è senza lavoro. Così, anche a causa del perdurare della difficoltà per via del padre disoccupato, accetta il posto di commesso in una banca.
Ma non demorde e persevera nel suo obiettivo. Nel tempo libero, continua a creare nuovi pezzi utilizzando gioielli vecchi e rotti trovati nei mercatini, e la sera vende bijoux d’epoca presso la sua bancherella al quartiere di Brera. Tre anni dopo quando il padre ritrova lavoro, Carlo si licenzia da commesso, ricomincia a produrre a tempo pieno e collabora con l’amica Bona Maggi, titolare della ditta di bijoux La Guta, che lo aiuta nello sviluppo della sua professione.

Luminosità, cromie convincenti e una gamma di materiali diversi: metallo rodiato, strass, cristallo, pietre dure e d’imitazione. La forma stessa, la sua decorazione, rappresentano il valore del bijou marcato Zini

Le cose ricominciano a marciare nel senso giusto

È il 1976 quando apre il suo primo laboratorio in Ripa di Porta Ticinese 27 spostato l’anno seguente in una sede più grande della stessa via, dove rimarrà fino al 1987.
Alla metà degli anni ’80 la sua passione per i pezzi vintage si trasforma in vero e proprio collezionismo, che ricerca qua e là con Marco Fei, grafico pubblicitario che dal 1981 è suo stretto collaboratore e compagno. Insieme, grazie alla complementarietà dei due caratteri, portano avanti un’attività vincente fatta di grandi slanci creativi ma anche di concretezza manageriale.
Il grande successo spinge l’azienda artigiana a estendere la produzione agli accessori. Ora anche: borse, cinture, guanti, sciarpe, ornamenti per capelli e cappellini, tutti arricchiti da strass, perle, pizzi e nastri che piacciono ai grandi stilisti con i quali comincia una fruttuosa collaborazione. Nel 1987 per le scarpe della collezione invernale di Magli creerà applicazioni gioiello a forma di fuochi artificiali.
Nella prima parte degli anni ’80 gli affari continuano a crescere e Zini decide di aprire un grande show-room di 400 mq in via Barbavara 9 in zona Porta Genova: dentro, una ventina di artigiani alle sue dipendenze; fuori, un’importante clientela internazionale da soddisfare, ma nella seconda metà del decennio la crisi economica americana porta la recessione del dollaro, e la forte crisi nelle esportazioni danneggia l’azienda tanto che nel ’90 Zini chiude la fabbrica. Riparte l’anno dopo con un negozio al 63 di via di Porta Ticinese, dove si vendono bijoux e accessori all’ingrosso e al minuto, e dove saranno fatti ampliamenti alla metà degli anni ‘90 quando il mercato migliora. In questi anni, la partecipazione a Bijorhca, importante fiera parigina del bijoux, sarà fondamentale per Zini che saluta il nuovo millennio con i pezzi shock creati per il Capodanno 2000.

Nel 2015 lo stilista e imprenditore del bijou decide di ritirarsi. La ditta, rilevata da Marco Fei, prende il nome di Phoenix Collection e distribuisce in esclusiva il marchio Carlo Zini nel nuovo show room in via Cadore 31 a Milano.


Inizialmente, i bijoux di Carlo Zini portano il marchio “I Rob”, che in milanese significa “Le cose”. Nella seconda metà degli anni ’70, per non equivocare – tutti pensavano che il suo nome fosse Roberto – l’artigiano decide di cambiarlo nel suo vero nome: “Carlo Zini”.


Hanno scelto Carlo Zini:
Carol Alt, che nel 1987 indossa i bijoux Zini nelle riprese del film I miei primi quarant’anni.
Michael Jackson, che a fine anni ’90 acquista a New York una borsa Zini a forma di stella e tempestata di strass colorati.
Margaret Thatcher, che nel 1989 fa realizzare allo stilista una collezione di bijoux da sfoggiare con i capi Aquascutum.
La cantante Mina, che nel 1998 appare con un grande bijou in strass sulla copertina dell’album Mina Studio Collection.
Ancora Mina, che nel 2000 indossa una collana in perle di fiume sulla copertina di Finalmente ho conosciuto il conte Dracula…
Daniela Javarone, presidente degli Amici della Lirica di Milano, che nel 2004, in occasione della prima alla Scala sfoggia una pochette di Zini su cui appare la facciata del teatro milanese in cristalli.
La costumista Lea Bevilacqua, che nel 2012 sceglie i bijoux Carlo Zini per le mise di Arisa nel programma X-Factor.


La Mostra

Carlo Zini. A Casalmaggiore la mostra monografica

Alla sua terza edizione, la rassegna di mostre Grandi Bigiottieri Italiani, ideata e curata dalla storica e critica del gioiello Bianca Cappello, in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore, presenta la bella mostra dedicata a Carlo Zini, che offre ai visitatori molti suoi pezzi dagli anni ’70 in poi.
Marchio storico tra i più significativi nel panorama della bigiotteria italiana e internazionale “Zini è uno scultore di luce” scrive la curatrice. “I suoi materiali elettivi sono i metalli tra cui predilige il rodio, inalterabile e anallergico, le resine che imitano le pietre dure come il turchese, l’onice, la giada imperiale ed il corallo, ma i veri protagonisti per i suoi gioielli fantasia sono i cristalli e gli strass che usa per realizzare bijoux iperbolici per donne forti, ironiche e sicure del proprio fascino”.


Carlo Zini artigiano designer e imprenditore, nel tempo ha costruito un marchio amato e seguito dalle donne più belle e importanti del jet-set internazionale. I suoi bijoux sono stati pubblicati nelle principali testate di moda mostrando la creatività del Made in Italy di alta qualità. La sua capacità espressiva, la grande abilità tecnica è stata apprezzata nel tempo da donne famose in ogni settore: da Anna dello Russo – redattore capo di Vogue Giappone – alla modella Naomi Campbel; dalla Senatrice Ombretta Fumagalli Garulli all’ex Primo Ministro Margaret Thatcher; da Liza Minnelli a Tina Turner, da Raquel Welch ad Amanda Lear, Milva e Cher, fino all’icona del cinema Liz Taylor che acquista i suoi bijoux da Rodeo Drive a Beverly Hills.

Carlo Zini
Museo del Bijou Casalmaggiore (CR) – Via Porzio 9
Fino al 4 giugno 2017
Orario: da lunedì a sabato 10-12 / 15-18; domenica e festivi 15-19
www.museodelbijou.it

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