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Arti decorative Rubriche 

Faenza Déco. La ceramica romagnola protagonista degli anni ruggenti europei

1920 – 1930. Decenni instabili in cui, nonostante tutto, la commistione di stimoli diversi portò all’apice la produzione ceramica italiana

Non esiste un solo modo per descrivere il periodo Art Déco perché non è possibile racchiudere il fenomeno tracciando un unico segno distintivo.
Tra gli anni Venti e i Trenta del Novecento la vita di tutti i giorni è investita da novità tecniche che portano cambiamenti definitivi nel modo di pensare e di fare della classe borghese internazionale. Dalla danza alla musica, dall’abbigliamento allo sport, dall’architettura alle arti decorative e applicate, tutto parla un linguaggio diverso, innovativo e intriso di glamour, emancipazione, trasgressione delle vecchie regole.

Leo Guerrini (1895-1925), “Coppia di scimpanzé”, 1928-1930, maiolica riflessata realizzata da Anselmo Bucci, cm 9.5×10.5×6.5 (MIC Faenza)

Finita la Prima Guerra mondiale, una nuova pagina decorativa si apre in Europa. Già nel corso del primo decennio del Novecento istanze stilistiche secessioniste superano lo stile Liberty prettamente biomorfo e sinuoso sostituendolo con un naturalismo più sobrio e regolare: linee semplificate e rigorose attente alla funzione pratica e alla riproducibilità in serie dell’oggetto.
La nuova tendenza è già una realtà europea alla fine del primo ventennio, ma non ha ancora un nome. Solo dopo l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes (Parigi 1925) che presenta ufficialmente al mondo il nuovo stile già in atto, si parlerà, prendendo nome proprio da quella esposizione, di nuova art décoratif da cui l’abbreviazione in art déco.
In questi stessi anni ferve il dibattito intorno all’artista-artigiano. Valorizzare e preservare l’alto artigianato ed allo stesso tempo indirizzare la produzione verso il semi lavorato industriale, è la sfida che intellettuali, educatori e artisti intendono cogliere e vincere attraverso un’istruzione tecnica adeguata. Obiettivo: pezzi seriali che conservino l’artisticità tipica dell’oggetto fatto a mano.
Su questa linea si muovono le numerose scuole di formazione create in Italia, istituti professionali specifici utili ad incrementare idee e progetti al passo con i tempi e concorrenziali a livello europeo.
Anche l’ENAPI – Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie fondato nel 1925 – si muove in tal senso promuovendo un sistema che, coinvolgendo artisti e architetti, porta alla realizzazione di progetti per rilanciare in modo innovativo le tradizionali manifatture artigiane. Tra gli scopi dell’Ente, anche la tutela e la divulgazione in tutto il mondo di quello che già all’epoca era considerato il “made in Italy”, una forma antesignana di promozione del prodotto di design che nel secondo dopoguerra prenderà concreto sviluppo.
Luogo espositivo di quanto lo sforzo di formazione artistica si sta traducendo in realtà fattuale sono le Biennali di Monza (dal 1923 al 1930) e poi le Triennali di Milano che dal 1933 presenteranno all’Italia e al mondo le innovazioni dell’industria artigianale italiana, testimoniando la valenza di prodotti all’avanguardia sia per quanto riguarda l’oggettistica d’uso sia per ciò che concerne l’arredo in generale. Questo tipo di esposizioni giocherà un ruolo importante nell’affermazione di alcune delle maggiori ditte ceramiche del Paese tra cui: Richard-Ginori, SCI, Rometti, Lenci, Mazzotti, Fornaci San Lorenzo, La Fenice, Melandri-Focaccia.

La Scuola Ceramica di Faenza

In questo contesto innovativo, Faenza, secolare città ceramica in provincia di Ravenna, grazie al suo prestigioso Museo Internazionale delle Ceramiche fondato e diretto da Gaetano Ballardini nel 1908, e alla Regia Scuola Ceramica istituita nel 1919 con Regio Decreto, avvia una stagione di grande eccellenza produttiva e formativa, tanto che Guido Marangoni, critico d’arte e giornalista fondatore delle Biennali monzesi, in occasione della prima esposizione del ’23 scrive in catalogo: “Faenza, la città madre delle maioliche che da essa presero nome (“faiences”), non manca di presentarsi a questa mostra in forma degna della sua tradizione. (…) Ed oggi, dopo la breve decadenza che s’iniziò con la dispersione e la fine dei seguaci del Farina, è riportata a nuova gloria per merito essenzialmente del Museo Internazionale delle Ceramiche e della R. Scuola di Ceramica, diretta dal Dr. Ballardini. Lo scopo per cui è sorta la Regia Scuola di Ceramica in Faenza è appunto quello di dare all’industria ceramica nazionale, per mezzo di insegnamenti teorico-pratici della durata di tre anni e di un corso di perfezionamento, dei capi officina e dei decoratori per stabilimenti di ceramica artistico-industriale ”.
Alla sua apertura nel 1919, la Scuola di Ceramica presentava un corpo docente di grande talento: Maurizio Korach, ingegnere chimico ungherese con formazione umanistica, viene preposto al corso tecnologico; Domenico Rambelli, scultore talentuoso, presiede all’insegnamento della Plastica, mentre Anselmo Bucci, eccellente tecnico ceramista, viene chiamato a dirigere l’officina di produzione. Lo storico della ceramica Gaetano Ballardini, che nel suo programma istitutivo sottolinea la necessità di rinnovamento – “(…) il dovere di rinsaldare le maglie della tradizione paesana entro un lodevole desiderio di novità ispirata ai nuovi bisogni” – può essere soddisfatto: la Scuola da lui fondata si rivelerà una vera e propria fucina di talenti che sapranno sfruttare al massimo gli insegnamenti del corpo docente e l’apporto dato loro dal locale Museo Internazionale delle Ceramiche.

I protagonisti ex baccariniani

Se Faenza sarà ricordata in seguito come fondamentale allo sviluppo e all’affermazione del gusto déco italiano, questo si deve ad alcuni nomi di spicco originari proprio del luogo: Domenico Rambelli, Ercole Drei, Pietro Melandri, Giovanni Gatti, Giovanni Guerrini, Francesco Nonni, e alla presenza in città di artisti-artigiani che tra gli anni ’20 e ’30 vi operarono e insegnarono, come il già nominato Anselmo Bucci. Alcuni di quei nomi, ai loro esordi, avevano animato un noto simposio artistico locale, il Cenacolo Baccarini.
Già nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento in taluni ambienti culturali faentini si andava sviluppando il desiderio di apprendere e dibattere intorno alle nuove teorie artistiche provenienti dal nord Europa, con l’obiettivo di inserirsi attivamente nella discussione intorno ai nuovi linguaggi espressivi inglesi, austriaci, tedeschi, scandinavi.


Nel primissimo Novecento, promotore di questo confronto artistico fu Domenico Baccarini (1882-1907), pittore e leader carismatico di un gruppo di giovani, che la sera, dopo il lavoro e la scuola, si riunivano con lui nel retrobottega di sua madre per confrontarsi, esercitarsi nelle diverse arti applicate, riflettere e commentare l’attualità riportata sulle maggiori pubblicazioni di settore: Emporium, Arte decorativa moderna, il Leonardo, Arte italiana decorativa industriale, Il Marzocco. Tra i primi ad aderire a quello che sarebbe passato alla storia come Cenacolo Baccarini, si annoverano proprio tre dei futuri protagonisti del periodo déco faentino: Domenico Rambelli, Francesco Nonni ed Ercole Drei che, insieme al Baccarini stesso, esposero alla Mostra d’arte di Faenza del 1906. Subito dopo aderiranno al gruppo, tra gli altri: Giovanni Guerrini, Orazio Toschi, Giuseppe Ugonia, Pietro Melandri, Riccardo Gatti e Achille Calzi.
Nel 1907, anno della prematura morte di Domenico Baccarini a soli 25 anni, il Cenacolo vero e proprio si sciolse ma molti degli adepti rimasero in contatto tra loro e, come da insegnamento del giovane maestro, continuarono a perseguire la loro battaglia per rinnovare la tecnica artistica e promuovere la ricerca come condizione preliminare e necessaria per essere al passo con le esperienze artistiche di respiro internazionale.


In mostra a Faenza fino al 1° ottobre 2017

“Ceramiche Déco. Il gusto di un’epoca”

Eugenio Colmo (Golia) (1885-1967), Società Ceramica Italiana, Laveno, Piatto con ballerini di charleston, 1927, terraglia. (MIC Faenza)

La mostra al Museo Internazionale delle Ceramiche, visibile a Faenza fino al 1° ottobre, si inserisce nell’ambizioso progetto “Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia” (importante retrospettiva a tutto tondo che chiude il 18 giugno ai Musei di San Domenico di Forlì) e fa parte del circuito espositivo collaterale in cui è compresa anche “Magiche Atmosfere Déco”, mostra presso il Padiglione delle Feste e del Divertimento di Castrocaro Terme (FC), visibile fino al 2 luglio.
Mentre la mostra di Forlì presenta una panoramica artistica a tutto tondo del periodo compreso tra gli anni ’20 e ’30, “Ceramiche Déco. Il gusto di un’epoca” si concentra sulla produzione ceramica italiana e internazionale a partire proprio da quella faentina che in quegli anni ebbe un ruolo fondamentale nell’affermazione del nuovo gusto decorativo internazionale in Italia.
Alla mostra curata da Claudia Casali sono esposte circa 130 opere riferibili a questa straordinaria stagione, ceramiche create dai maggiori protagonisti faentini: Pietro Melandri (di cui in mostra si espone un servizio da tavola inedito), Francesco Nonni, Domenico Rambelli, Riccardo Gatti, Giovanni Guerrini, Ercole Drei, accostate a quelle di altri artisti italiani e manifatture nazionali quali: Chini, Lenci, Rometti, S.C.I. Laveno, Gio Ponti e Giovanni Gariboldi per la Richard-Ginori. E non manca il raffronto internazionale grazie alla presenza di manufatti prodotti in Germania nel periodo della Repubblica di Weimar, in Austria dalla Wiener Werkstätte (coi nuovi stilemi introdotti da Michael Powolny, Otto Prutscher, Dagobert Peche), in Belgio dalla manifattura Boch Frères e dalla Fabbrica Imperiale e Reale di Nimy, in Danimarca da Bing e Gröndhal di Copenhaghen; tutte fabbriche che ebbero un riferimento diretto con gli artisti italiani; mancano volutamente solo le ceramiche francesi, i cui codici stilistici in quel periodo erano distanti da quelli faentini.
La ricca proposta espositiva, che presenta anche metalli di Guerrini, xilografie di Nonni e arredi di Berdondini, offre, inoltre, al pubblico un’interessante manifestazione collaterale dal titolo Decorativamente, un insieme di approfondimenti didattici per entrare “in confidenza” con gli argomenti della mostra e con le tecniche della ceramica; attività e laboratori aperti a tutte le fasce d’età (vedi sul sito i singoli appuntamenti).

Scheda informativa:
“Ceramica Déco. Il gusto di un’epoca”
Faenza – MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche, viale Baccarini 19
Fino al 1° ottobre 2017
Orario: dal 1° aprile al 1° ottobre, martedì-domenica e festivi 10-19; chiuso il 15 agosto
Ingresso: 8 euro, ridotto euro 5, studenti euro 3
(chi presenta il biglietto della mostra di Forlì ha diritto all’ingresso ridotto a 5 euro, e viceversa)

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