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“In Miniatura”. Mobili e modelli in legno a Milano

Esposizione presentata dal FAI in occasione della 6ª rassegna “Manualmente”

Svoltasi nelle giornate del 5 e 6 novembre scorso, “Manualmente” è una mostra mercato dedicata all’alto artigianato italiano e straniero, nata da un’idea di Angelica Guicciardini. Giunta già alla sesta edizione, è frutto della sinergia tra la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e il Fondo Ambiente Italiano, organismi entrambi impegnati nella promozione dell’alto artigianato. La mostra “In Miniatura” è parte di essa e non a caso viene presentata a Villa Necchi Campiglio, bene appartenente al FAI dal 2001, prestigioso esempio di dimora déco progettata dall’architetto Piero Portaluppi nei primi anni ’30 del Novecento. Nei suoi bellissimi ambienti, fino al 7 gennaio 2018, si possono ammirare piccoli capolavori di ebanisteria: oltre 200 preziosi modelli in miniatura di mobili in legno antichi e moderni, provenienti da diverse raccolte pubbliche e private di rilievo.

Locandina della rassegna “Manualmente – Legno”, Milano 2017 (foto: fondoambiente.it)

Tra i prestatori dei piccolissimi manufatti si annoverano infatti: l’antiquario, collezionista di mobili e giocattoli, Maurizio Marzadori, di Bologna; il Museo della bambola e del giocattolo, di Angera; l’azienda milanese Fornasetti, legata al nome del noto designer di pieno Novecento, e l’Archivio Giovanni Sacchi, artigiano creatore di modelli per architetti e designer.
Cassettoni, madie, sedie, armadi, tavoli… infinitamente piccoli, sono mostrati talvolta a confronto e in dialogo con gli arredi e gli spazi della stessa villa milanese che li accoglie, a sottolineare la sintesi di creatività e cura del dettaglio che accomuna le opere al luogo che le ospita, anch’esso frutto di alta competenza artigiana e artistica.

 

Piccoli capolavori di origine diversa

Si usava creare modellini di edifici e di oggetti sin dall’antichità: dalla Cina del 2000 a.C. alla Mesopotamia, dall’antico Egitto all’età romana. Il genere artigianale/artistico, però, prese vigore solo a partire dal Rinascimento, quando, con l’affermarsi in Europa delle Corporazioni, i maestri d’arte al servizio di nobili e mercanti si trovarono nella necessità di dover mostrare materialmente al cliente l’idea creativa che li avrebbe portati a realizzare l’opera vera e propria.
Nati per motivi differenti tra XVII e XX secolo, i piccoli arredi presenti in mostra offrono a tutti gli effetti uno spaccato di storia delle arti applicate.
Nonostante la loro ridottissima dimensione, e in virtù della loro datazione, molti di essi sono da considerarsi veri e propri oggetti d’antiquariato che evidenziano alla vista sorprendenti qualità artigianali: lavorazioni dettagliate, uso di ottimi materiali, decorazioni raffinate e precise.
Alcuni di questi manufatti furono certamente prove d’arte – stiamo parlando dei così detti “capi d’opera”, i lavori che gli artigiani del Settecento dovevano presentare come esame pratico per ottenere il riconoscimento alla professione; altri lavori possono essere identificati come pezzi di campionario da mostrare ai clienti nell’Ottocento, ed altri modellini, infine, furono elaborati in dimensioni minime perché potessero far parte del mobilio delle note case di bambola, edifici giocattolo molto in voga tra Sette e Ottocento soprattutto nel nord Europa, oppure semplicemente, perché trovassero posto tra gli scaffali delle altrettanto note wunderkammer, esposizioni private in cui oggetti naturalistici, strani o rari andavano a formare delle vere e proprie camere della meraviglie ad uso, divertimento e studio dei colti aristocratici collezionisti dei secoli passati.

 

Modellini moderni. Uno strumento di lavoro

Mostra “In Miniatura” – Foto Guido Taroni 2017 (C) FAI

 

La mostra “In Miniatura” offre al visitatore anche l’opportunità di approfondire il discorso sulla necessità e l’utilizzo del modello in scala come strumento di lavoro in epoca più recente.
Agli inizi del Novecento gli artigiani erano già in rapporto stretto con la produzione seriale, e insieme ai creativi lavoravano per concretizzare l’idea progettuale.
Il modus operandi che presto avrebbe portato all’affermarsi dell’industrial design viene ricordato in mostra attraverso l’esposizione di alcuni pezzi dei più famosi ebanisti “moderni” milanesi al servizio dei più grandi designer, tra cui Aulenti, Castiglioni, Nizzoli e Zanuso. Si tratta di Giovanni Sacchi e Pierluigi Ghianda. A quest’ultimo in particolare, è dedicato lo spazio del sottotetto di Villa Necchi in cui è stata riprodotta la bottega storica attraverso campioni di essenze, quaderni di appunti, modelli e disegni, messi a disposizione dalle figlie del grande ebanista. Di Giovanni Sacchi, invece, grazie al prestito de La Triennale di Milano, sono visibili diversi modelli presentati negli ambienti di servizio della casa; essi testimoniano come i lavori messi a punto presso la sua bottega nell’hinterland milanese rispondano pienamente alle esigenze dell’uomo moderno, fine ultimo, questo, del design.

 

L’ingresso di Villa Necchi Campiglio, Milano. Opera degli anni ’30 dell’architetto Piero Portaluppi, la dimora contiene al suo interno arredi déco e importanti pezzi d’arte antica e moderna provenienti dai lasciti delle collezioni de’ Micheli e Gian Ferrari. La Villa, nel rispetto del volere delle sorelle Necchi che nel 2001 l’affidarono al FAI, è aperta e visibile a tutti. (foto: fondoambiente.it)

Immagine di copertina: Mostra “In Miniatura” – Foto Guido Taroni 2017 (C) FAI


Scheda informativa:
“In Miniatura – Mobili e modelli in legno”
Fino al 7 gennaio 2018
Milano – Villa Necchi Campiglio, via Mozart 14
Orario: da mercoledì a domenica 10-18
www.inminiatura.itwww.manualmentelegno.it
FAI www.fondoambiente.it

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