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Al Museo della Repubblica Romana “L’Italia s’è desta…”. Omaggio al Canto degli Italiani

Il 12 ottobre 1946 il Canto degli Italiani venne scelto come Inno nazionale provvisorio. Nei decenni successivi varie iniziative parlamentari hanno tentato di renderlo ufficiale ma solo la legge nº 181 del 4 dicembre 2017 ha dato al canto di Goffredo Mameli lo status definitivo di Inno Nazionale della Repubblica.
Presso il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, a Roma, si è da poco svolto l’incontro dal titolo “L’Italia s’è desta… Origine, storia e significato del Canto degli italiani”. Il contributo dell’autore all’interno del contesto patriottico che portò all’Unità, è stato evidenziato dalla responsabile del Museo, Mara Minasi, e da Franco Tamassia, giurista e storico del Risorgimento.

 

Roma, Largo di Porta San Pancrazio. Esterno del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

 

Il Museo luogo dell’incontro

Creato nel 2011 in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, lo spazio museale dedicato alla Repubblica Romana del 1849 e alla memoria garibaldina si trova a Roma all’interno di Porta San Pancrazio sul colle Gianicolo.
L’edificio, situato nel perimetro delle mura urbaniane, fu costruito tra il 1854 e il ’57 dall’architetto Virginio Vespignani sulle rovine della porta progettata da Marcantonio De Rossi nel 1648 accanto ai resti dell’antica Porta Aurelia.
L’area in cui sorge il Museo rivestì un ruolo primario nella difesa di Roma durante i drammatici avvenimenti della primavera-inizio estate 1849, quando le truppe francesi aggredirono militarmente la costituita Repubblica Romana ponendo la città sotto assedio.
Memoria di quei giorni in cui persero vita patrioti come Emilio Dandolo, Luciano Manara, Goffredo Mameli, l’attuale Porta San Pancrazio rappresenta il punto più alto dell’area storico-monumentale del Gianicolo che conserva, sparsi in un limitatissimo territorio scosceso, i segni evocativi degli avvenimenti di metà Ottocento: il Mausoleo Ossario garibaldino, il Monumento a Giuseppe Garibaldi e quello ad Anita, i busti degli uomini illustri, e il Faro voluto dagli italiani in Argentina, fatto realizzare nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità.

 

 

In raccordo con gli altri luoghi che a Roma dedicano spazi alla storia ottocentesca (Museo Napoleonico, Museo di Roma di Palazzo Braschi, Museo Centrale del Risorgimento, Museo di Roma in Trastevere), il Museo della Repubblica Romana conserva al suo interno reperti di diverso tipo: documenti cartacei, busti, dipinti, incisioni, cimeli, plastici e utili apparati multimediali che fanno da guida agli eventi che portarono alla proclamazione della Repubblica Romana e al suo tragico epilogo nel luglio 1849.
Le sale espositive su 4 piani conservano anche testimonianze della storia garibaldina e dei suoi protagonisti, combattenti che presero parte a quella e ad altre imprese durante e dopo il periodo strettamente risorgimentale.

 

 

“L’Italia s’è desta…” Omaggio al Canto degli Italiani

Dopo ben 71 anni, il 15 novembre 2017 la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha posto fine a un precariato davvero troppo lungo; una situazione che se da un lato ha visto l’Inno di Mameli rappresentare con orgoglio tutti gli italiani, dall’altro ha esposto il fianco a critiche sia in merito alle sue note da marcia militare (del tutto consone, in vero, al contesto musicale a cui il Canto appartiene) sia ai versi ritenuti in parte “oscuri” in ragione della scarsa conoscenza dei riferimenti alti a cui essi attingono. A cominciare dall’inizio in cui la frase “L’Italia s’è desta” viene formulata da Mameli in risposta all’illuminista francese Voltaire che nel suo scritto L’uomo dai quaranta scudi esorta al risveglio il popolo italiano e spera nella sua capacità di ribellarsi alla condizione di servilismo agli austriaci.

 

Museo della Repubblica Romana, Roma. Sala espositiva. Supporto didattico su touch screen

 

Desiderio di rivendicazione, incitazione del popolo alla lotta, rivelano i versi: “Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma”. In essi l’autore richiama alla memoria la grandezza italica facendo riferimento a una consuetudine antica, quella di tagliare i capelli alle schiave affinché potessero essere distinte dalle donne libere. Ebbene, esorta Mameli, è giunta l’ora in cui la stessa dea della Vittoria (massima espressione del valore in battaglia) si sottometta all’Italia perché “schiava di Roma Iddio la creo”.
Analisi storica sullo status di popolo oppresso e desiderio di fratellanza si manifestano nelle 4 strofe che seguono il ritornello, versi che non tutti conoscono e in cui, ancora una volta, sono gli episodi storici a fare da esempio, ad invitare alla riflessione circa la necessità di unire gli sforzi patriottici sotto l’egida di una sola bandiera: “Dall’alpe a Sicilia, dovunque è Legnano” (Lega Lombarda ,1156), “Ogn’uom di Ferruccio ha il core e la mano” (Francesco Ferrucci, Repubblica fiorentina,1530); “I bimbi d’Italia si chiaman Balilla” (Giovan Battista Perasso, Repubblica di Genova, 1746), “Il suon d’ogni squilla i Vespri suonò” (rivolta contro gli Angioini, Palermo 1282). Tutti episodi eroici che vedono protagonisti non i governi ma la popolazione.

 

“Il Canto degli Italiani”, testo di Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro, Lucca, spartito edito nel 1859 (Collezione Carlo Pagliucci)

 

Non vi è dubbio, quindi, che siamo davanti a un testo colto, di ispirazione repubblicana, pensato da un giovane studioso che mostra di essere a conoscenza del dibattito politico e filosofico in merito alle vicende della penisola; un patriota ventenne capace di esprimere ideali di portata universale: fratellanza, solidarietà, speranza, dignità nazionale; versi la cui carica vitale fu apprezzata da Carducci, Garibaldi, Mazzini.
Scritta da Mameli nell’autunno del 1847, quella che doveva essere solo una poesia dedicata alla patria fu portata da un suo amico a Michele Novaro, compositore e patriota venticinquenne che ne rimase tanto colpito da concepire in quattro e quattr’otto una partitura musicale degna di esaltarne la forza dirompente.
Il Canto esordì a Genova il 10 dicembre dello stesso anno, intonato da migliaia di patrioti convenuti sul piazzale del Santuario di Nostra Signora di Loreto, in occasione del centenario della cacciata degli austriaci dalla città. In breve tempo tutti i combattenti nelle diverse zone italiane lo impararono e cantarono. L’Inno di Mameli divenne, come si direbbe oggi, un fenomeno virale. Lo stesso Giuseppe Verdi lo inserì nell’Inno delle Nazioni eseguito in occasione dell’Esposizione Universale di Londra del 1862, preferendolo alla Marcia Reale, inno nazionale del Regno di Sardegna e poi d’Italia.

 

Gerolamo Induno, Ritratto di Gotifredo Mameli dei Mannelli, più semplicemente denominato Goffredo Mameli (Genova 1827 – Roma 1849), olio su tela, seconda metà del XIX secolo (Museo della Repubblica Romana, Roma)

 

La straordinarietà dell’autore

Nato da famiglia aristocratica genovese di origini sarde, compositore di versi romantici già da ragazzo, il mazziniano Goffredo Mameli mandò al servizio militare un’altra persona al posto suo (come potevano fare i nobili del tempo), ma non per rifuggire le armi, piuttosto per poter combattere dove voleva lui. E infatti nel 1848 andò a Milano in aiuto dei rivoltosi capitanati da Nino Bixio e subito dopo si recò a Roma dove, nel ’49, a seguito delle ferite riportate negli scontri a difesa della Repubblica Romana, morì non ancora ventiduenne.
Il suo monumento funebre si trova presso il cimitero del Verano ma le spoglie sono state trasferite sul Colle del Pino nel Mausoleo Ossario Garibaldino, non lontano dal Museo della Repubblica Romana.

Roma, Colle del Pino, Mausoleo Ossario Garibaldino, progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci (1895-1970). Inaugurato il 3 novembre del 1941, l’edificio accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870

 


Un libro che emoziona

Un’ampia rassegna degli spartiti del Canto degli Italiani nelle diverse edizioni succedutesi, è riportata nel recente volume di Carlo Pagliucci “Memorie storiche d’Italia nei Canti della patria”.
Nell’ampio lavoro editoriale lo studioso, collezionista specializzato in documenti e rarità musicali, ripercorre e commenta la Storia d’Italia dal Risorgimento sino alla fine della Grande Guerra attraverso i canti e i relativi spartiti musicali illustrati.
Il libro è arricchito da schede analitiche, innumerevoli dati, notizie e aneddoti talvolta sorprendenti e inediti. A corredo, Carlo Pagliucci presenta anche il repertorio dei principali canti patriottici esteri creati nel corso della prima Guerra Mondiale.

 

La copertina del volume di Carlo Pagliucci “Memorie storiche d’Italia nei Canti della patria”, Palombi Editori, Roma 2017. A suo interno, la copertina di uno dei primissimi spartiti del “Canto degli Italiani”

Immagine di copertina: La locandina dell’incontro svoltosi a Roma presso il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina


Scheda informativa:
Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina
Roma – Largo di Porta San Pancrazio 9
Orario: da martedì a venerdì 10-14; sabato e domenica 10-18
Ingresso gratuito
www.museodellarepubblicaromana.it

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