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“La danza degli spiriti. Arte africana fra tradizione e modernità”

Arte africana tradizionale e contemporanea dalla Collezione Albertino-Alberghina in esposizione al Museo Africano di Verona. La mostra, organizzata nell’ambito del Festival del Cinema africano 38° edizione, è visibile fino al 9 dicembre 2018

La passione per il viaggio e per la cultura africana rappresentano il denominatore comune del sodalizio tra la direzione artistica della manifestazione, lo staff del Museo e i due collezionisti torinesi Bruno Albertina e Anna Alberghina, appassionati proprietari di una raccolta di oggetti d’arte pregevoli e inediti. E Verona, la città di Romeo e Giulietta che ha nella passione il proprio segno distintivo, costituisce il palcoscenico ideale per celebrare questo sodalizio.

 

Verona, Museo Africano veduta spazio espositivo

 

Il MA – Museo Africano di Verona – è nato nel 1938 per raccogliere gli oggetti che i Missionari Comboniani reperivano nei paesi dell’Africa subsahariana ove prestavano servizio. Sono quindi già ottant’anni che, in maniera sempre nuova e differente, in accordo ai mutamenti dei tempi, il Museo narra le tante realtà dell’Africa, della sua arte e dei suoi popoli.
La collezione permanente è ricca di testimonianze etnografiche; l’attuale allestimento, che risale al 2015, si è arricchito di contenuti video multimediali che illustrano i momenti salienti della vita del continente, informando sulle questioni collegate all’attualità e alla globalizzazione.
Le attività educative e interculturali del Museo approfondiscono i percorsi delle diversità all’interno di un cammino di conoscenza imprescindibile per un futuro condiviso, nella consapevolezza della permanenza di profonde connessioni con realtà culturali ed economiche ancora ancestrali che è indispensabile comprendere.

 

Verona, Museo Africano veduta spazio espositivo

 

Gli eventi temporanei aiutano a vivere gli spazi del Museo in maniera sempre nuova. Si tratta di proposte diversificate: visite guidate con approfondimenti antropologici, momenti di degustazioni con le comunità africane di immigrati, promozione della cultura e delle arti africane, come la mostra in corso e le proiezioni di film del festival.
I temi affrontati nelle mostre degli ultimi anni sono innumerevoli: l’immigrazione, con le discutibili politiche dei respingimenti e le esperienze positive di integrazione; l’analisi dei motivi che causano le guerre nel continente africano; la situazione negli slum delle grandi metropoli africane; i percorsi fotografici, a testimoniare delicati temi come quello della cura dalla malattia affrontata sia attraverso la medicina tradizionale, con i suoi riti sacri, sia attraverso la medicina occidentale, con la sua scienza e i suoi gesti laici.
Significativo è altresì il cammino percorso negli ultimi quattro anni con i progetti culturali in collaborazione con il Festival di Cinema africano di Verona.

 

Maschera Koré, iena (suruku) Bamana – Mali

 

Dopo i percorsi espositivi che hanno permesso ad artisti contemporanei di raccontarsi in prima persona, come “Africamix” con le opere di Kikoko nel 2012, “La Città dai mille colori” di Douts nel 2015, la scuola Tinga Tinga nel 2016, e “Afric in print” della fotografa Angele Etoundi Essamba nel 2017, il Museo prosegue su questa linea di approfondimento, aprendosi al collezionismo.
Quest’anno vengono pertanto proposte al pubblico le opere d’arte africana appartenenti alla collezione di Bruno Albertino e Anna Alberghina, allestite in un bellissimo e unico (nel panorama del collezionismo e dei musei africani in Italia) percorso espositivo che restituisce ai visitatori l’ammirazione, il rispetto, i sentimenti e la passione che, in oltre trent’anni di viaggi, Bruno e Anna hanno provato per questo continente, la sua storia, le sue persone e il suo presente.

 

Maschera femminile Dan – Costa d’Avorio

 

“La danza degli spiriti – Arte tra tradizione e modernità” , in quanto parte del programma del Festival, si inserisce nel quadro dei diversi linguaggi visivi e dei differenti approcci adottati per parlare della contemporaneità dell’Africa, con la precisa volontà di indagare la continuità tra passato e presente, tra tradizione e modernità.
Attraverso il confronto tra i dipinti di artisti africani contemporanei e le opere di arte tradizionale rappresentative di pratiche di culto e di credenze animiste dei diversi gruppi culturali ascrivibili all’Otto-Novecento, i curatori danno voce a un dialogo serrato e ad un percorso in perfetta continuità culturale; una narrazione sia visiva, attraverso le opere, sia testuale, attraverso i pannelli e i video di approfondimento antropologico che accompagnano il percorso espositivo.

 

M. Charinda, Shetani – acrilico su tela 100×70 cm, Tanzania

 

Gli oggetti d’arte tradizionale non sono mai creati con pura finalità estetica, ma hanno sempre una funzione di tramite tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti, che impronta ogni aspetto della realtà di queste culture. I medesimi temi fondamentali per l’arte tradizionale si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti e sfaccettature, nelle opere di artisti contemporanei. Alla mostra “La danza degli spiriti” si possono ammirare opere di Moke fils, Pierre Bodo, Frédéric Bruly Bouabré, Joseph Cartoon, George Lilanga, Maurus Mikael Malikita, Mohamed Charinda, Hasani Thabiti Mkisa, Issa Saidi Mitole, Rubuni Rashidi, Mustapha, Adams Tikatika, Kayé Tintama, Azdine Bendra, Hafida Zizi, Mohamed Bannour, Abou Salama, Regragui Bouslai e Mohamed Tabal.


In mostra varie scuole e correnti

È diventato indispensabile, oggi, riconoscere il valore dell’arte africana contemporanea, negando la sua appartenenza ad un unico stile, liberandola dall’egemonia occidentale ed evitando di creare una narrazione artistica fuori dal contesto legato alle vicende storiche e contemporanee del continente.
Alla mostra veronese sono presenti opere rappresentative delle varie Scuole e correnti delle differenti aree dell’Africa.

 

Pierre Bodo, “Hommage à la maman” – acrilico su tela 69.5×49.5 cm, Repubblica Democratica del Congo, 2008

 

La Scuola di Pittura Popolare della Repubblica Democratica del Congo è rappresentata da Camille-Pierre Pambu Bodo (1953-2015), uno dei maggiori esponenti della pittura congolese. L’ideologia fondante di questa scuola pone al centro della sua ispirazione l’idea che l’arte debba rappresentare un elemento in grado di influenzare la storia e contribuire alla formazione di un’identità nazionale. Attraverso le sue opere ci viene restituito un documento vivido dello sviluppo di Kinshasa a partire dagli anni ’80-’90 fino ai nostri giorni. La crescente popolarità di questo movimento è collegata alla diffusione della “poster painting”, della “street art” e della pubblicità.
Allo stile surreale dell’arte pittorica di Pierre Bodo si affianca l’ironia caricaturale delle opere di Moke fils, nell’atmosfera di una Kinshasa decadente ma proiettata verso il futuro; le sue opere tradiscono una spiritualità ove forma e contenuto si fondono per dar vita ad una sintesi artistica incantevole ed arcana.

 

Moke fils, “Moke content” – acrilico su tela 76×58 cm, Repubblica Democratica del Congo, 2008

 

Le opere di Joseph Cartoon sono un inno alla figura universale della donna e madre generatrice di vita, come le maternità Dogon, Baoulè e Yombe.
Le opere “naif” della Scuola Tingatinga sembrano voler evocare gli animali totemici dei popoli africani in una gioiosa danza degli spiriti.
Gli Shetani di George Lilanga, con figure caricaturali e prive di scheletro, superano la tradizione proiettando il mondo degli spiriti in un universo caotico dove gioia e dolore, bene e male sono impegnati in un’eterna lotta, specchio della storia del mondo.
Les “feuilles volages” di Frédéric Bouabré sunteggiano, con pochi tratti di matita colorata, tutte le tradizioni e il sapere del suo popolo, in una cosmogonia che rappresenta la sua visione del mondo.
Mohamed Tabal, maestro puro ed impulsivo, si pone con le sue opere tra realtà ed immaginazione.

La mostra è corredata dal catalogo “La Danza degli spiriti-Arte africana tra tradizione e modernità”, edito da Effatà Editrice, a cura di Bruno Albertino e Anna Alberghina.


In copertina: G. Lilanga, “Dall’alto si vede più lontano” – acrilico su masonite 60×60 cm, Tanzania, 1987


Museo Africano di Verona
Verona, Museo Africano – Missionari Comboniani, vicolo Pozzo 1
Fino 9 dicembre 2018
Orario: da martedì a venerdì 9-12.30 / 14-17; sabato 9.30-12.30 / 15-18; domenica 15-18; chiuso il lunedì
Info. info@museoafricano.orgwww.museoafricano.org

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