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Design Primo piano 

Edina Altara e suoi mille talenti. Pittrice, stilista, designer

Coprotagonista di una recente asta milionaria a Londra, la poliedrica artista sarda conferma il suo ruolo primario tra i grandi nomi delle arti decorative del Novecento. Portò fuori dall’isola le tradizioni sarde, ma la sua opera è moderna e priva di regionalismo.

“Non ho mai giocato con le bambole comprate”, dichiarava in un’intervista del 1922. Basterebbe questa affermazione a connotare la precoce sensibilità artistica di Edina Altara che, fin da bambina, creava piccole indossatrici antesignane di Barby, donnine eleganti e curate nei minimi particolari, fino a portare l’anello al dito.

Nata nel 1898 a Sassari, in una di famiglia borghese e colta che le permette non solo di studiare ma anche di lasciare la Sardegna per formarsi nel continente, Edina mostra un gran saper fare sin dall’infanzia, una manualità che la indirizza alla creazione di giocattoli e collage. Terza di 4 sorelle, è quella di maggior talento e la prima a dedicarsi all’arte. Dopo di lei, anche Iride e Lavinia.
Giovanissima, inizia la sua carriera come autodidatta. Esordisce nel mondo artistico a 17 anni. Espone alla collettiva della Società degli Amici dell’Arte di Torino nel 1917, dove il suo collage “Nella terra degli intrepidi sardi” viene acquistato da Re Vittorio Emanuele III. Elogiata da critici e colleghi, di lei si occuperà la rivista d’arte Emporium.

 

Edina Altara (1898- 1983).  Fotoritratto giovanile (particolare). (In: edinaaltarablogspot.com di Federico Spano)

 

L’unione sentimentale/artistica con Vittorio Accornero

Nel 1918 Edina si trasferisce dalla Sardegna in Piemonte, a Casale Monferrato, paese d’origine di Vittorio Accornero de Testa (1896-1982), che sposa nel 1922. Anche lui è persona dai molteplici talenti: scrittore, illustratore, pittore, scenografo; le signore amanti del vintage, lo ricordano oggi come il disegnatore di Flora, il famoso foulard Gucci realizzato nel 1966 per Grace Kelly.
Dagli anni ’20 fino ai primi ’30, Edina e Vittorio sono agli occhi al bel mondo una coppia scintillante e mondana. Belli, talentuosi, ricercati nella Milano che conta, sul lavoro si intendono alla perfezione: a quattro mani, creano grafiche pubblicitarie e immagini per l’infanzia, opere che lui firma con lo pseudonimo Max Ninon. Una certa divisione dei compiti facilita il processo ideativo: Edina pensa ai personaggi, Vittorio agli ambienti. Nel 1932 sono chiamati dalla Società Italia di Genova ad illustrare l’opuscolo pubblicitario del nuovo transatlantico Rex, di cui disegnano anche il menu.

 

Abiti, ceramiche, tessuti, illustrazioni

A Milano, dopo la separazione dal marito nel 1934, Edina apre a casa sua un atélier di moda cui non manca la raffinata clientela; nei suoi abiti, la rivisitazione del costume sardo. L’impresa, chiusa a causa della guerra, porterà l’artista a dedicarsi con più attenzione alla ceramica, sicuramente la sua attività maggiormente arrivata al grande pubblico.
Già decoratrice di maioliche per ditte faentine e torinesi, Edina si trasforma in vera imprenditrice in ambito familiare. Guardando all’esperienza dei grandi ceramisti sardi (Francesco Ciusa, i fratelli Melis), produce piatti e mattonelle: lei designa i bozzetti con la tecnica del collage su cartoncino, e la sorella Iride crea materialmente gli originali che vengono prodotti in serie.
Questa naturale propensione al fare impresa e ad assumere il ruolo di design, si mostrano anche nel disegno e realizzo dei tessuti di cui si sono trovati bozzetti riferibili alla metà gli anni ’30, presentati alla Triennale milanese.
L’illustrazione accompagna Edina lungo tutto il suo percorso artistico, fino ai primi del ’70. Nel tempo, oltre a disegnare soggetti per una trentina di libri per ragazzi, collabora con numerose riviste e periodici creando modelli, racconti, pubblicità. Ricordiamo, tra gli altri: Il Giornalino della Domenica, Giornale dei Balilla, Lidel, Scena Illustrata, La Donna, Per voi Signora, Grazia, La Lettura, Fili Moda, Rakam.

 

A tu per tu con Gio Ponti

Forse si deve proprio alla collaborazione con una rivista, l’inizio del sodalizio creativo tra Edina Altara e Gio Ponti. Dal 1942, infatti, l’illustratrice inizia a disegnare per Bellezza – risposta italiana alle straniere Vogue e Harper’s Bazaar – diretta proprio dal già noto architetto milanese al quale non poteva sfuggire l’originale talento della creativa sarda.
A partire dal 1946, e fino agli anni ’60, Edina entra a far parte del team Ponti, chiamata ad ornare numerosi arredi firmati dal designer più apprezzato del momento, e pubblicati su Stile e Domus.
Grazie a Gio Ponti, tra il ’49 e il ’52 Edina ha modo di lavorare come decoratrice agli arredi di cinque transatlantici: Conte Grande, Conte Biancamano, Andrea Doria, Oceania e Africa. Nel 1950, realizza una parete di specchi per la Casa Lucano a San Remo e i decori del negozio Dulciora di Milano. Sempre a Milano, nel 1951, Edina partecipa agli arredi di Casa Ceccato e al progetto che resterà esemplare della visione artistica di Ponti: Casa Lucano, denominata da lui stesso Casa di Fantasia.

 

Allestimento degli arredi della “Casa di Fantasia” in occasione dell’asta Cambi-Phillips del 21 marzo 2019, 30 Berkeley Square, Londra

 

Casa di Fantasia. Progetto icona di Gio Ponti per Casa Lucano. Asta record per i cassettoni di Edina Altara

Sembra impossibile, ma il 21 marzo 2019 è andato disperso in lotti un pezzo di storia del design italiano, un insieme che avremmo volentieri preferito fosse acquisito dallo Stato.
All’asta 400, la genovese Cambi, in partnership con la casa londinese Phillips, ha esitato a Londra 30 tra arredi e boiserie della Casa di Fantasia, appartamento della famiglia Lucano in via Washington a Milano, progettato dal designer Gio Ponti e impreziosito in ogni sua parte dalle opere di artisti a lui vicini per sensibilità e modus operandi. Tra essi, Edina Altara, che per Casa Lucano creò gli specchi dipinti dei due comò nella stanza da letto, e due bellissime porte illustrate. Per ispirazione, i lavori attingono al patrimonio storico mitologico greco, mentre per le forme ricordano in parte il segno artistico di Massimo Campigli. Il tutto è reso con leggerezza e grazia infantile attraverso il racconto visivo degli eventi.
Alla straordinaria asta che ha fatto il tutto esaurito a prezzi da capogiro (totale 2 milioni e 280mila euro), erano in vendita proprio i due cassettoni della camera da letto (uno dei quali è risultato record d’asta), una porta a specchio incastonata in un ambiente di pannelli decorati da Fornasetti, e una doppia porta a vetri con piccoli inserti in legno, sempre realizzati dall’artista sarda.

 

Le originali creazioni di Edina Altara per casa Lucano furono oggetto di un approfondito articolo pubblicato da Ponti su Domus nel maggio del ’52. In esso, il commento sulla porta a specchio in asta il 21 marzo scorso la dice lunga su quanto l’architetto ammirasse l’arte e l’idea poetica alla base del lavoro dell’artista sassarese.
“[…] La narrazione di Edina Altara procede con vere invenzioni figurative a volte estremamente singolari: si veda l’ideazione psicanalitica, deliziosamente semplice, di Ulisse che «pensa» il cavallo di Troia, cioè nel cavallo è «dentro» lui con questo pensiero, con questa sua immaginazione figurata, ed ancora imprecisa. (Io son morto di gelosia quando ho visto questa «invenzione» bellissima. Essa doveva venire a me! è come mi fosse stata rubata prima che l’avessi. Dovevo pensar io questa cosa! Maledizione!)”.

 

 

Video dell’allestimento espositivo in occasione dell’Asta “Casa di Fantasia”, Londra 21 marzo 2019, Casa d’aste Phillips (courtesy Cambi-Phillips)

 

A Sassari, la Casa-museo. In internet, il sito dedicato

Dopo la morte avvenuta nel 1983, la figura professionale di Edina Altara è passata in secondo piano. A rilanciarla è stato il collezionismo d’arte che già da diversi anni si interessa a tutto campo dei decenni ’50-’60-’70 del Novecento.
Aste di design, mostre, allestimenti museali e pubblicazioni d’arte, stanno contribuendo alla riscoperta della poliedrica creativa che gode oggi di migliore visibilità grazie al pronipote Federico Spano. Il giornalista di Sassari, figlio di una figlia di Iride Altara, da diversi anni si occupa di reperire e conservare tutto quanto riguardi la prozia. Oltre ad aver allestito una casa-museo presso l’abitazione che presenta gli ultimi lavori decorativi di Edina (1978-79), ha creato un sito internet per incrementarne la notorietà.
Su www.edinaaltarablogspot.com si possono trovare adesso molte informazioni sull’artista. Ma la ricerca continua, perché la vasta e multidisciplinare opera del “fenomeno Altara” certo riserva ancora piacevoli sorprese.

 

Edina Altara, piccoli pannelli in legno dipinto posti su due porte in vetro temperato, 1951 circa. Lotto 313 Asta “Casa di Fantasia”, Cambi-Phillips 21 marzo 2019. Stima delle porte 2.300-3.500 euro, vendita 2.552 euro comprensivi dei diritti d’asta

 


In copertina: Gio Ponti (1891-1979), Edina Altara (1898-1983), Cassettone, 1951 circa. Mobile con specchi dipinti. Produzione Giordano Chiesa, Italia, 1951, particolare del fronte (in: Phillips.com)

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