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Design Primo piano 

“FontanaArte. Vivere nel vetro”. Venezia, fino al 31 luglio 2022

La vetreria milanese nota in tutto il mondo è oggetto di una mostra sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Il catalogo edito da Skira ne ripercorre i diversi periodi nell’arco di quasi un secolo di vita.

di Marina Pescatori

FontanaArte è protagonista a Venezia con un’esposizione che arricchisce la conoscenza della produzione vetraria del Novecento, proprio in questo periodo caratterizzato dal crescente interesse dei collezionisti per il design italiano.
L’accurata retrospettiva dal titolo FontanaArte. Vivere nel vetro inaugurata lo scorso aprile, si potrà visitare fino al 31 luglio presso lo spazio permanente Le Stanze del Vetro della Fondazione Giorgio Cini, ente che promuove lo studio dell’arte vetraria in vario modo ed organizza mostre di aziende, artisti e maestri artigiani internazionali dediti al vetro come mezzo di espressione originale.
L’esposizione si sviluppa attraverso un percorso che propone uno specifico approfondimento sui 4 direttori creativi che nel corso del Novecento portarono al successo FontanaArte, e culmina con House of Glass, la “casa di vetro”, una suite arredata sotto il segno dell’azienda, creata con interni in vetro.

 

Il catalogo della mostra

Edito da Skira, FontanaArte. Vivere nel vetro. House of Glass è il catalogo che prende titolo dalla mostra. Il volume apre accennando alle origini della Luigi Fontana & Co. nel 1881, ditta milanese produttrice di vetro ad uso edilizio, e subito dopo cattura l’attenzione del lettore narrando dell’impulso creativo che, dopo una prima sperimentazione, alla fine degli anni Venti vede l’azienda proporre complementi d’arredo in lastra di vetro: pezzi unici se pensati per il mercato del lusso, in serie se destinati alla classe medio-alta.
La trattazione, messa a punto dal curatore della mostra Christian Larsen insieme ad altri autori, segue delineando le vicende della società FontanaArte (1932)  derivazione della Casa madre – soffermandosi sul contributo fornito dai grandi nomi che si avvicendano alla direzione artistica nel corso del Novecento: Gio Ponti (1932-1933), con un coinvolgimento costante anche in seguito), Pietro Chiesa (1933-1948), Max Ingrand (1954-1967) e Gae Aulenti (1979-1996), demarcando di ognuno l’impronta creativa attraverso opere dal 1932 al 1996.

 

La narrazione suddivisa in capitoli monografici che mettono in risalto le singole personalità, allo stesso tempo ne esalta il comune fil rouge: il desiderio di creare un prodotto in “stile italiano” che guardi al passato classico ma anche al presente tecnologico, che sia oggetto pratico e allo stesso tempo pezzo d’arte, che mostri tecnica artigiana e qualità dei materiali pur senza sottrarsi alle necessità industriali.
I prodotti di FontanaArte incarnano nella loro creazione e nel loro uso valori trasparenti quanto la lastra di vetro di cui sono fatti” scrive Cristian Larsen in catalogo. “Sono caratterizzati da onestà strutturale e integrità visiva. Il materiale è lavorato con maestria per elevarne le proprietà fenomenologiche e far sì che trascendano i loro stessi limiti”.

 

“Vivere nel vetro”, allestimento mostra. Max Ingrand, lampadario Dahlia, mod. 1563A design ca.1955 (foto Enrico Fiorese)

 

I protagonisti

Gio Ponti (1891-1979), fondatore della rivista Domus, figura di spicco dell’architettura e del design italiano del Novecento, inizia a collaborare con Luigi Fontana nel 1930 in occasione della Biennale di Monza dove vengono presentate alcune sue opere di grande bellezza e tecnica lavorativa. Nel 1932 per primo viene nominato direttore di FontanaArte – neonata divisione della Luigi Fontana & Co. – creata appositamente per produrre arredi artistici in lastra di vetro.
Nel 1932 all’architetto milanese si affianca come co-direttore il Maestro vetraio Pietro Chiesa (1892-1948) – direttore unico dal 1933 – anche lui nome di spicco nel panorama progettuale-artistico italiano, personalità dalla straordinaria visione creativa e capacità costruttiva che lascerà il segno: a lui si deve, tra l’altro, la messa a punto della tecnica che permise la realizzazione dei tavoli interamente in cristallo massiccio ricurvo, nei primi anni Trenta.

 

Dopo il duro colpo alla produzione del vetro e al lavoro dell’azienda a causa dalla seconda guerra mondiale, negli anni della ricostruzione FontanaArte riparte.
È probabilmente Gio Ponti a fare il nome del francese Max Ingrand (1908-1968), design del vetro noto per le sue vetrate istoriate. Il Maestro, pur continuando ad operare anche in Francia, assume la direzione artistica dell’azienda nel 1954 e fa spola tra Parigi e Milano per guidare una squadra di designer tra quali Ranci, Bellocchio, Mazzi. Sotto la sua direzione FontanaArte diventa famosa in Italia e all’estero. L’ingegnoso “creatore di luce” lascerà l’azienda nel 1967 e poco prima di morire fonderà in Francia il marchio Verre Lumière.

 

Nel corso degli anni Settanta un susseguirsi di fusioni e nuove acquisizioni aziendali precede l’ingresso di una donna alla direzione di FontanaArte.  E’ Gae Aulenti (1927-2012), architetto e design di grande originalità che porterà una ventata di novità allontanando lo stile del marchio dal formalismo modernista. Entrata in azienda nel 1979, da subito indirizza il suo team di collaboratori verso una visione contemporanea libera dagli schemi, verso arredi fantasiosi che vedono insoliti materiali accostarsi sia al vetro in lastre sia al vetro soffiato. Negli anni Ottanta-Novanta sotto la sua direzione collaboreranno con FontanaArte anche Ettore Sottsass, Renzo Piano, Umberto Riva.

 

Chiude il volume di Skira, il capitolo House of Glass, la “casa di vetro”, una carrellata di immagini di oggetti che nell’ultima sezione della mostra veneziana vanno a formare uno spazio domestico allestito dall’architetto Massimiliano Locatelli, arredato esclusivamente con pezzi FontanaArte.

 

Arricchiscono il catalogo i saggi critici di: Christian Larsen, Kellie Riggs, Pierre Martin-Vivier, Andrew GardnerRenata Codello, Segretario generale della Fondazione Giorgio Cini, scrive nella sua presentazione: “I bei saggi critici degli autori, raccolti nel catalogo della mostra, descrivono una complessa rete di relazioni capace di esprimere l’idea di “Vivere nel vetro”, tracciando percorsi di comprensione in buona parte nuovi e, quindi, aperti a indagini, ricerche e approfondimenti”.

 


In copertina: “Vivere nel vetro”, allestimento mostra. Max Ingrand, Specchio con luce, mod. 2044, design 1955 (foto Enrico Fiorese)


FontanaArte. Vivere nel vetro
Fino al 31 luglio 2022
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, Le Stanze del Vetro, Fondazione Cini
Orario: tutti i giorni 10-19; chiuso il mercoledì
www.fontanaarte.com

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