Design Primo piano 

Aldo Rossi. Geometria e poetica degli oggetti

Famoso progettista e teorico dell’architettura, Aldo Rossi fu anche creativo disegnatore di elementi d’arredo presenti nelle case di tutto il mondo.
Al Museo del Novecento, la retrospettiva visibile fino al 2 ottobre 2022 a Milano

di Marina Pescatori

Classico, ludico, razionale, sono alcuni degli aggettivi che definiscono in breve Aldo Rossi (Milano 1931-1997), architetto milanese tra i protagonisti della cultura visiva del XX secolo.
Prematuramente scomparso a causa di un incidente stradale, di lui rimangono edifici pubblici e privati, monumenti e studi teorici, testimoni di una visione moderna e al contempo antica, rispettosa della tradizione del contesto urbano in cui è inserita.
Guardano al passato gli stilemi ripresi come archetipi e rielaborati nei suoi progetti di architettura e design; restano nella scia razionalista le sue linee ma superano i caratteri funzionali per rendere visibili spunti narrativi poetici derivanti dal personale vissuto e dalla memoria collettiva; l’originalità della sua opera è stata riconosciuta da prestigiose istituzioni quali: Accademica di San Luca (1979), Pritzker Architecture Prize (1990), Thomas Jefferson Memorial Foundation (1991).

 

Aldo Rossi designer

Affacciatosi quasi per diletto al mondo del design industriale, dalla fine degli anni ’70 Rossi disegna arredi di luoghi pubblici quali il Museo di Belle Arti di Maastricht, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro La Fenice di Venezia, ma anche mobili e oggetti per le nostre case. E sono proprio questi a renderlo popolare al grande pubblico. Funzionali e allo stesso tempo poetici, sono piccole strutture trasposizione della sua opera architettonica in grande.
Tutta la produzione di design, fin dai primi mobili realizzati nel 1960 con l’architetto Leonardo Ferrari, risente della sua visione fantasiosa e allo stesso tempo rigorosa. Alcune soluzioni sono rimaste prototipi, altre sono state realizzate in numero limitato, altre ancora prodotte in quantità industriale; molte di esse sono specchio dei ricordi dell’autore ma anche dei nostri, rimandando con le loro forme al lessico familiare, alla visione di un luogo, a una situazione: “al vecchio modo delle cose”, come Rossi stesso ha scritto.

 

Aldo Rossi e la poltrona “Parigi” per UniFor, 1989. © Federico Brunetti. Courtesy Federico Brunetti

 

Aldo Rossi per Molteni/UniFor

Alla fine degli anni ’70 Aldo Rossi riprende i contatti con l’amico Luca Meda in occasione della progettazione della Cappella dei Molteni – nota famiglia di mobilieri brianzoli – costruita poi tra il 1980 e il 1987 presso il Cimitero di Giussano. Proprio il progettista e designer – dal 1968 art director della mobili Molteni&C – lo coinvolge nei progetti per l’azienda che porteranno entrambe le firme: il divano Capitolo (1981), la sedia Teatro (1983), in quelli che seguiranno negli anni ’80-’90 a sola firma Rossi, ed ancora in quelli per la UniFor, società del Gruppo Molteni specializzata in mobili per ufficio.
Tra i modelli iconici di questa duratura collaborazione ricordiamo la prima versione della Cabina dell’Elba (1983), armadio in legno laccato prodotto in tre unici esemplari il cui prototipo è stato donato dalla Molteni al Triennale Design Museum di Milano , un disegno ripreso successivamente dalla ditta Longoni.

 

Per UniFlor, nel 1989 l’architetto disegna uno dei suoi lavori più noti, la sedia Parigi; per Molteni&C, insieme a Luca Meda, Piroscafo (1991), libreria modulare presentata al Salone del Mobile del 1991, e di nuovo a quello del 1993 in modo scenografico: un piroscafo vero e proprio, lungo 13 metri, completo di fumaioli rossi e neri, da un’idea di Luca Meda.
Per il nuovo Bonnefanten Museum di Maastricht (1995), Rossi progetta – oltre all’edificio – gli arredi prodotti da UniFor tra il 1991 e il 1994: le sedie Museo e Metrica, il tavolo Consiglio e la libreria Cartesio, sistema componibile che riprende nel disegno le tipiche facciate dei suoi palazzi con finestre quadrate a croce centrale, come la scuola elementare Contaldo Ferrini di Broni (1969-1971), il Centro direzionale di Fontivegge a Perugia (1982-1989), il quartiere Schuetzen Strasse di Berlino (1992).

 

Aldo Rossi per Alessi

Sempre alla fine degli anni ’70 Rossi inizia a collaborare con la ditta Alessi, noto marchio di casalinghi in metallo creato da Giovanni Alessi insieme al fratello nel 1921 a Omegna.
Nei primi anni ’80 Alberto Alessi – nipote del fondatore entrato in azienda nel ’70 – intende trasformare l’azienda di famiglia in una fabbrica di design. Il suo desiderio è produrre oggetti funzionali che soddisfino anche il bisogno estetico delle persone e per questo motivo, coadiuvato dall’architetto e designer Alessandro Mendini,  è alla ricerca di nuove idee.
Giovanni Alessi conosce Aldo Rossi nel 1980Era un pomeriggio di marzo, a un certo punto cominciò ad aprire, timido e con un certo riserbo, alcuni carnet di schizzi di caffettiere e di oggetti legati al tema del caffè: mi si aprì un mondo nuovo, meraviglioso, fatato. Si trattava di disegni molto diversi da quelli cui ero abituato in quel periodo: mi sembravano insieme molto più innovativi e arditi di quello che avevo visto fino a quel momento, ma anche più antichi, come archetipi. In quel carnet erano contenuti in nuce tutti gli oggetti che avremmo poi prodotto nei dieci anni seguenti: le caffettiere “La conica” e “La cupola”, il bollitore “Il Conico”, la pentola “La cubica”, la zuccheriera e la lattiera…» (Alberto Alessi, 2002, in Officina Alessi , Alessi 2006).

 

Il Tea & Coffee Piazza per Alessi

Il servizio da tè e caffè Tea & Coffee Piazza viene ideato da Rossi in occasione dell’adesione al più ampio progetto di micro-architettura nato nel 1979 da un’idea di Alberto Alessi e Alessandro Mendini, un’operazione con soggetto “a tema” rivolta ad individuare nuovi talenti capaci di rinnovare il design degli oggetti per la casa.
Oltre a Rossi e allo stesso Mendini, sono invitati a presentare progetti gli architetti-designer: Michael Graves, Hans Hollein, Charles Jencks, Richard Meier, Paolo Portoghesi, Stanley Tigerman, Oscar Tusquets, Robert Venturi e Kazumasa Yamashita, coordinati da un’altra futura aschistar, Ettore Sottsass.
La presentazione ufficiale degli artefatti, nell’ottobre del 1983, viene allestita nella chiesa di San Carpoforo/Centro Internazionale di Brera a Milano e presso la Galleria Max Protetch di New York; per l’occasione sarà editato anche un catalogo dedicato. L’operazione, conclusasi col considerevole successo di critica e di pubblico, avrebbe accreditato definitivamente Alessi tra le Fabbriche del Design Italiano.
Di ognuno degli 11 servizi creati dagli autori con tecnica artigianale nel 1983, saranno editati 99 esemplari in argento 925/1000 più 3 prove d’autore in metalli diversi; il servizio di Oscar Tusquets, in produzione dal 1984, anche nella versione in ottone argentato (E.P.B.).

 

Aldo Rossi, Servizio “Tea & Coffee Piazza”, in mobiletto-contenitore, 1983, Alessi, argento 925% lavorato a mano, prodotto in 99 esemplari più 3 prove d’autore in ottone o rame argentato, © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi

 

Design per altre aziende

Negli quasi trent’anni di lavoro nel campo del design, Aldo Rossi ha ideato più di 70 arredi e oggetti – molti dei quali ancor oggi in produzione – spaziando nell’utilizzo di diversi materiali: metallo, legno, marmo, pietra, ceramica, porcellana, tessuto artigianale e industriale, materie plastiche.
Oltre ad Alessi e Molteni/UniFor, vantano la sua collaborazione realtà quali: Up&U, Studio ARP, Bruno Longoni Atelier d’arredamento, Artemide, Rosenthal, Richard-Ginori, DesignTex.
Per Up&Up (dal’79 UpGroup), azienda di Massa che dal 1969 produce mobili e oggetti in marmo, Rossi, tra l’85 e ’86, disegna il tavolo Rilievo, felice rimando agli arredi di cucina di una volta, la specchiera Sillogismo dalle chiare linee neoclassiche e Tabularium, tavolino/scaffale in cui Rossi ancora una volta ripropone, questa volta in marmo, l’amato modulo quadrato utilizzato negli edifici e nelle librerie. Nel 1986, le iconiche cornici Elba 1 e Elba 2 ancora rimandano all’antico con il loro timpano a chiusura della parte alta, mentre negli anni ’87-’88 i complementi d’arredo denominati Sannazzaro – il cui fermacarte è la miniatura del progetto di sistemazione della piazza di Sannazzaro de’ Burgondi (PV), mai realizzato – testimoniano del suo pensiero sempre rivolto all’architettura, del suo desiderio di portare tipologie pensate per l’esterno all’interno delle pareti domestiche.

 

Tra il 1985 e l’86 dai disegni di Aldo Rossi nasce una serie di tappeti tessuti a mano in Sardegna. L’iniziativa artistica, che prende il nome di “Taccas”, si concretizza grazie allo Studio ARP di Oristano che, per sostenere il rinnovamento artistico-artigianale del luogo, incarica le tessitrici del paesino di Zeddiani di creare i tappeti disegnati da 24 architetti e artisti contemporanei. Rossi partecipa al progetto culturale con 12 bozzetti le cui immagini attingono ora dal suo repertorio architettonico, ora dal suo intimo sentire.
I preziosi manufatti, tessuti con le antiche tecniche sarde, furono esposti nel 1988 al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte sul Meno e riprodotti in una monografia pubblicata lo stesso anno da Storea Editore.

 

Nel 1982 la Cabina dell’Elba, già prototipo per Molteni&C, trova nuova definizione e realizzo grazie alla collaborazione di Rossi con Bruni Longoni Atelier d’Arredamento. Nei primi anni 90 presso l’ azienda di Cantù prende vita una collezione numerata, firmata da progettista e artigiano. Nella serie di mobili Fiorentino, nel tavolino Alfiere e nella Madia, per la prima volta l’architetto farà uso della tarsia lignea a scacchiera, rimando rinascimentale dalla tradizione fiorentina. Nel 1996 Rossi disegnerà per Longoni il letto Lario, ed ancora, l’anno successivo, due mobili a intarsio prodotti in edizione limitata.

 

Grazie alla Rosenthal, anche in ceramica Aldo Rossi avrà occasione di mostrare il suo valore creativo disegnando i fantasiosi pezzi di servizio della serie Il Faro (’93-’95), a conferma, pur nelle forme rigorose, della sua essenza intima leggera e giocosa, quasi infantile. Viceversa, nella lampada piantana Prometeo (’96-’97) – un parallelepipedo in acciaio verniciato nero opaco per Artemide – il marchio razionalista rossiano riemerge potente attraverso la purezza geometrica. Anche in occasione dei 250 anni della Richard-Ginori Rossi aveva disegnato porcellane le cui forme non lasciano dubbi: solidi primari, sfere e semisfere rimasti solo prototipi. 

 


La mostra a Milano

Fino al 2 ottobre presso il Museo del Novecento, la mostra “Aldo Rossi. Design 1960-1997” è l’occasione giusta per approfondire la conoscenza con l’eclettico architetto milanese.
Visibili per la prima volta oltre 350 tra arredi e oggetti d’uso, prototipi e modelli, dipinti, disegni e studi, progettati e realizzati dal 1960 al 1997, testimonianza viva della sua attività di designer ma anche racconto del suo mondo interiore.
Curata dalla storica dell’architettura Chiara Spangaro in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi e Silvana Editoriale, l’esposizione si sviluppa in 9 sale, ciascuna delle quali presenta una specificità legata al suo modo di concepire l’architettura e l’arredo, alla relazione tra opere grafiche e prodotti artigianali e industriali con riferimenti anche allo spazio privato di Rossi.
Lo straordinario insieme di opere è stato allestito su progetto di Morris Adjmi – MA Architects, collaboratore e poi associato di Rossi a New York, e si è reso visibile grazie alla collaborazione di musei e archivi aziendali (Museo Alessi; Molteni Museum; archivi di Bruno Longoni Atelier d’arredamento e di UpGroup), diverse collezioni private e importanti musei italiani e internazionali (Bonnefanten Museum, Maastricht; Centre Georges Pompidou, Parigi; Fondazione Museo Archivio Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Firenze; MAXXI – Museo delle arti del XXI secolo, Roma; Università Iuav di Venezia. Triennale di Milano).

 

La Guida alla mostra e il Catalogo ragionato

Aldo Rossi. Design 1960-1997. Guida alla Mostra è l’agevole volume che accompagna il visitatore alla grande retrospettiva ospitata presso il Museo del Novecento a Milano. Strumento utile per avvicinarsi all’opera del grande design, presenta una rassegna di arredi e oggetti riconosciuti come icone senza tempo. Edita da Silvana Editoriale, la Guida contiene testi degli studiosi Morris Adjmi, Cristina Moro, Chiara Spangaro.
Più corposa e impegnativa si presenta l’altra pubblicazione realizzata per l’occasione. Si tratta del Catalogo ragionato “Aldo Rossi. Design 1960-1997”, sempre edito da Silvana Editoriale. Curato da Chiara Spangaro, responsabile scientifico della Fondazione Aldo Rossi, contiene anche un saggio critico di Domitilla Dardi, storica dell’Architettura e del Design. Il volume analizza per la prima volta tutto il lavoro di Aldo Rossi come designer, dai primi mobili realizzati nel 1960 fino al 1997. In esso sono riuniti circa 70 tra oggetti e arredi di produzione industriale e artigianale, illustrati dai disegni, dagli studi e dai testi dell’architetto, dai prototipi e dai documenti relativi al suo rapporto con le aziende.

 


In copertina: Mostra “Aldo Rossi. Design 1960-1997”, allestimento espositivo. Insieme di sedute “Parigi” disegnate per UniFor, 1985

 


“Aldo Rossi. Design 1960-1997”
29 aprile – 2 ottobre 2022
Milano, Museo del Novecento, Piazza Duomo 8 – Milano
Orario: da martedì a domenica 10-19.30; giovedì prolungato alle 22.30; lunedì chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
www.museodelnovecento.org

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