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Francesco Trombadori. Un magico mondo di poesia e colore

“[…] Non ho scelto nuovi indirizzi, né credo che, facendo della buona pittura, vi sia veramente nulla di nuovo sotto il sole. Quindi insisto nella mia pittura cercando solo di dare più corpo ed una maggiore consistenza plastica alle cose che rappresento. Mi riattacco alla tradizione e cerco di allontanarmi quanto più posso dall’Impressionismo, di cui resto convinto nemico! Rifuggo dalla pittura intellettualistica e letteraria, elementi questi estranei alla pittura. Cerco di creare un mondo poetico nell’ambito stesso del colore. Quello che è necessario in pittura è la chiarezza di idee […]”
Questo affermava nel 1934 Francesco Trombadori, riferendosi a tre dipinti: un paese, una natura morta e un nudo di fanciulla che, sorta di summa dei soggetti da lui affrontati in pittura in tutta la sua carriera, vennero terminati nel 1934 ed esposti l’anno seguente presso la Seconda Quadriennale romana la cui giuria era formata, tra gli altri, da Campigli e Morandi.

 

 

Nato a Siracusa nel 1886, Francesco Trombadori arrivò a Roma a 21 anni, nel 1907, e vi rimase fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1961.
Nella capitale, oltre a seguire i corsi di nudo tenuti da Giuseppe Cellini presso l’Accademia di Belle Arti, prese parte attiva – avvicinandosi alla rivista “Il Convito” fondata da De Bosis e D’Annunzio – alla variegata e feconda realtà intellettuale che contraddistingueva la città in quegli anni di inizio secolo e che fu per lui fonte creativa di ispirazione.
Dopo una prima fase pittorica di chiara influenza divisionista, di ritorno dalla Prima guerra mondiale, dove venne ferito, entrò in contatto con la rivista di critica d’arte “Valori Plastici”, diretta da Mario Broglio e basata sulle idee estetiche della metafisica e delle correnti d’avanguardia europee. Allo stesso tempo, prese a frequentare assiduamente la “Terza Saletta” del Caffè Aragno dove divenne amico di De Chirico, dalla cui opera si fece influenzare, e di vari esponenti della così detta “Scuola Romana”: Francalancia, Socrate, Donghi.

 

 

L’elaborazione del “Realismo magico”, fatta da un altro frequentatore del Caffè Aragno, Massimo Bontempelli, ebbe un forte peso sulla pratica di Trombadori già influenzato dal purismo del suo maestro Giuseppe Cellini, a cui vanno aggiunti l’amore che l’artista siciliano aveva verso i dipinti del così detto “secolo d’oro” olandese nonché gli effetti del dibattito, innescato dagli articoli di Giorgio de Chirico, sulla necessità di tornare “al mestiere” e di studiare le opere degli antichi maestri nei musei.

Francesco Trombadori, “Il Colosseo”, 1958 (Galleria d’Arte Moderna di Roma)

A seguito di ciò, nel 1919 Trombadori realizzò Il Viale di Villa Strohl-Fern, il primo e ultimo quadro avente come soggetto la Villa (un luogo fondamentale per l’elaborazione della sua arte oltre che per la sua vita) e forse uno degli ultimi dipinti en plein air da lui eseguiti. Da quel momento in poi, infatti, la pittura da cavalletto, eseguita nello studio che era anche la casa dove abitava con la famiglia e dove visse fino alla morte che proprio lì lo colse, divenne il luogo dove tutta la sua pittura venne eseguita.
A Villa Strohl-Fern, Trombadori lavorò e visse contornato dal verde dell’immenso parco che circondava la magione patronale e le piccole costruzioni in esso disseminate dove, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, grazie al mecenatismo dell’alsaziano Alfred Wilhelm Strohl, diversi artisti trovarono ospitalità sistemandovi i loro studi.

 

 

Numerose furono le modelle che, novelle muse, si alternarono nello studio del pittore a cominciare dalla giovane moglie Ghita, che ispirò quel Nudo con velo del 1917/18 che diede inizio ad una serie di nudi femminili di ispirazione classica tra cui spicca quello esposto a Milano nel 1926, noto come Nudo del Novecento (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma), che si richiama alla Venere Landolina del Museo Archeologico di Siracusa, città natale del pittore.
Molte delle giovani donne che posarono per Trombadori provenivano da Anticoli Corrado come la pittrice/modella Pasquarosa Marcelli, nota con il solo nome di “Pasquarosa”, che, insieme al marito, il pittore Nino Bertoletti, risiedette, come Trombadori, a Villa Strohl-Fern.
Anticoli Corrado è un paesino vicino a Roma, famoso sin dalla prima metà dell’Ottocento e fino agli anni ’70 del secolo scorso come “il paese degli artisti e delle modelle”. Parecchi pittori, soprattutto stranieri, ebbero qui le loro abitazioni e i loro studi che, negli anni Trenta, raggiunsero il ragguardevole numero di 55 in un abitato di circa 800 anime.
Per Trombadori posò anche la pittrice Deiva De Angelis, una delle artiste più interessanti della prima metà del ’900 che, in gioventù, per sbarcare il lunario, svolgeva questa attività per vari pittori, compreso il suo compagno, Cipriano Efisio Oppo, residente anche lui a Villa Strohl-Fern.

 

Francesco Trombadori, “I propilei di Villa Borghese” (Via di Villa Ruffo), 1955 (Galleria d’Arte Moderna di Roma)

Lo studio della figura, come ebbe a scrivere il poeta/amico Adriano Grandi, ossessionava Francesco Trombadori mentre lo appassionava l’osservazione della luce e dei colori: bianco, grigio, rosa, celeste, nocciola che mettevano ancor più in risalto quell’atmosfera sospesa, incantata e sognante che contraddistingue la sua personale ed essenziale elaborazione del “Realismo magico” dove, come diceva Bontempelli, si rileva una “Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”.
Numerose furono le mostre a cui Francesco Trombadori partecipò, in Italia e all’estero: dalla II Mostra Internazionale delle “Secessione Romana” nel 1914, alle svariate edizioni della Biennale di Venezia, a cominciare dal 1924; dalla prima Mostra del Novecento a Milano nel ’26 alla Exhibition of Contemporary Italian Painting di Baltimora negli anni ’30, periodo in cui espose anche a Buenos Aires, Stoccolma, Oslo oltre, naturalmente e come già detto, alla partecipazione alle Quadriennali romane.

 


Francesco Trombadori, “Natura morta con asparagi”, 1928 ca., olio su tela, cm 55×55 (Galleria d’Arte Moderna di Roma)

La Mostra a Roma

Sessanta tele, dipinte tra il 1915 e il 1961, anno della morte dell’artista, sono esposte presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale fino all’11 febbraio 2018 nell’ambito della mostra: “L’essenziale verità delle cose – Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961”.
L’esposizione, realizzata da Giovanna Caterina De Feo che ha curato anche il catalogo edito da Maretti edizioni, è divisa in varie sezioni di cui la prima propone le opere “Siracusa mia!” (1919), considerata il punto di arrivo del periodo divisionista dell’artista, “Il viale di Villa Strohl-Fern” dello stesso anno e “Alberi controluce” del 1920, raro esempio simbolista.

Un ampio settore è dedicato alle nature morte dove, oltre a quella della pittura fiamminga seicentesca, forte si avverte l’influenza di Cézanne e di Morandi.
Un’intera sala è dedicata ai nudi e ai ritratti femminili tra cui spiccano lo splendido Fanciulla nuda che legge e il severo, malgrado l’acceso colore del vestito a righe, Ritratto in rosso. Dopo un breve accenno alla Seconda guerra mondiale con Lo sbarco del pilota ferito (1942) e alla seguente ricostruzione rappresentata da La fabbrica del 1950, il percorso si apre e si conclude con la rappresentazione che della città di Roma, così importante per lui, Trombadori volle dare dipingendola a memoria, dal suo studio, delineata dalla luce che in esso si percepiva, piena di architetture antiche, ma vuota di figure, metafisica e incanta. I Fori, il Colosseo, Trinità dei Monti, Piazza del Popolo (dove, dagli anni ’50, la vita intellettuale della Capitale si era spostata nei bar Rosati e Canova) sfilano davanti ai nostri occhi avvolti in quei colori sognanti e sospesi che restano il tratto caratteristico e indistinguibile della pittura di Francesco Trombadori.

Villa Strohl-Fern, Roma. Gruppo in visita alla casa-studio di Francesco Trombadori, accompagnato dalla dottoressa Giovanna Caterina De Feo, nipote dell’artista e curatrice della mostra “L’essenziale verità delle cose – Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961).

Nell’immagine di copertina: Francesco Trombadori, “Fanciulla nuda che legge”, 1929, olio su tela, cm 85×52 (Collezione privata, Foligno)


Scheda informativa
“L’essenziale verità delle cose – Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961)”
Roma – Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, Via Francesco Crispi, 24
Fino all’11 febbraio 2018
Orario: da martedì a domenica 10-18.30
Il biglietto alla mostra dà accesso alle visite guidate allo studio di Francesco Trombadori a Villa Strohl-Fern. Info nel sito della Galleria www.galleriaartemodernaroma.it dove è reperibile anche l’elenco delle conferenze organizzate in occasione della mostra.

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