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I sessant’anni del BIAF. Chiusa a Firenze la 31° Biennale Internazionale di Antiquariato

Ancora una volta la raffinata mostra mercato conferma il ruolo fondamentale nella promozione e valorizzazione dell’arte italiana nel mondo

L’appuntamento fiorentino svoltosi dal 21 al 29 settembre scorso si è rivelato particolarmente ambìto, come dimostrano le 16 new entry provenienti da New York, Parigi, Londra, Lugano e, naturalmente, dall’Italia.
Le 77 gallerie internazionali, che hanno esposto nelle prestigiose sale di Palazzo Corsini oltre 5.000 opere tra dipinti, sculture, arredi, disegni, gioielli e oggetti da collezione, si sono dichiarate molto soddisfatte per l’esito della manifestazione durante la quale hanno registrato importanti vendite e aperto molteplici trattative con istituzioni e collezionisti privati.

 

Daniele da Volterra, “Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara”, opera presentata dalle gallerie Benappi e Mehringer. Permio per il miglior dipinto presente alla BIAF 2019

 

Vendite ai musei

Tra le procedure di acquisto avviate dai musei pubblici nel corso della 31° BIAF, spiccano quelle delle Gallerie degli Uffizi interessate a ben tre opere. La più importante è una Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara di Daniele da Volterra, dipinto che risulta essere l’ultima dell’autore ancora in mani private. Secondo fonti molto vicine al museo, il direttore Eike Schmidt avrebbe aperto la trattativa per circa 2 milioni di euro.
Somme più modeste quelle destinate alle altre due opere nel mirino del direttore, il cui valore di acquisto si aggira intorno ai 70/100.000 euro. Si tratta di interessanti pezzi neoclassici. Il primo è un Ritratto di Antoine Denis Chaudet (Parigi 1763-1810) – lo scultore più conosciuto nella Francia napoleonica – realizzato nel 1802 da sua moglie Jeanne-Elizabeth Chaudet, pittrice all’epoca famosa. L’opera, che andrà ad arricchire la Galleria dei ritratti degli Uffizi, costituisce una rarità nella storia dell’arte in quanto ritratto di un artista eseguito dalla propria consorte. Il secondo è un Busto marmoreo di Virgilio realizzato nel 1790 da Carlo Albacini, scultore e restauratore d’antichità di grande successo nella Roma della seconda metà del ’700, copia del busto romano – il cosiddetto “Virgilio” – esposto nella Sala dei Filosofi ai Musei Capitolini a Roma e a sua volta copia romana del II secolo d.C. da un perduto originale greco del IV secolo a.C.

 

Grande contesa fra musei per l’acquisto del Busto di Papa Urbano VIII Barberini, opera straordinaria di Gian Lorenzo Bernini del valore di 10 milioni di euro, una cifra da capogiro che ha visto Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese di Roma, lanciare un appello di fundraising internazionale per poter assicurare alla Galleria “proprio l’opera che manca”. Pezzo ambìto anche dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, per le quali si è attivata la direttrice Flaminia Gennari Santori, il busto appartiene a una famiglia principesca italiana che ne ha affidato la vendita all’antiquario milanese Carlo Orsi.

La nostra visita alla mostra

Visitare la Biennale è sempre un’esperienza estetica molto appagante sia per la bellezza del Palazzo Corsini che per le numerose opere d’arte che si possono ammirare all’interno dei vari stand.
L’allestimento curato dal designer Matteo Corvino ci è parso in questa edizione di maggior effetto rispetto alla precedente: il pubblico veniva accolto da una suggestiva installazione ai due lati dell’ingresso, che ospitava e faceva rivivere i grandiosi lampadari provenienti dall’ex Teatro Comunale di Firenze, disegnati da Carlo Scarpa e realizzati da Venini.

 

È quasi impossibile enumerare tutte le opere degne di attenzione, in alcuni casi veri e propri pezzi da sogno come la Madonna col Bambino e San Giovannino di Benedetto da Maiano esposta dalla Galleria Longari Arte Milano, un tondo marmoreo rinvenuto in una villa del contado fiorentino, rimasto incompiuto alla morte del maestro e terminato solo in seguito da mano anonima.
Rimanendo nell’ambito delle sculture marmoree suscitavano meraviglia i due gargoyles della fine del XIII secolo presentati da Nicholas Hall, realizzati molto probabilmente per la cattedrale o la fabbrica di Strasburgo che presenta esemplari identici a quelli esposti.
Da Altomani & Sons abbiamo ammirato un florilegio di maioliche policrome del XV-XVI secolo fra le quali spiccava una composizione floreale di Giovanni Della Robbia.
Bellissima la spalliera di cassone esposta da Enrico Frascione, tempera su tavola del 1490 circa recante l’Allegoria della pace, opera di Donnino di Domenico del Mazziere.

 

Molto importante anche una console che si trovava a Palazzo Pitti realizzata in legno dorato su disegno di Giovan Battista Foggini (Firenze 1652 – 1725), presentata in Biennale dalla galleria Baratti; e ancora, la stupenda coppia di piccoli mobili intarsiati eseguiti da Giuseppe Maggiolini nel 1787 per le nozze Pallavicini Trivulzio, in vendita presso la Galleria Piva & C a circa 420.000 euro.
Tra le pitture ci hanno incuriosito quelle realizzate su pietre semipreziose esposte dall’antiquario Alberto Di Castro, e in particolare la Natività dipinta a olio su lapislazzuli da un pittore romano della metà del XVII secolo nella quale i personaggi vengono relegati ai margini della composizione per porre in maggiore evidenza la bellezza della venatura della pietra.
L’arte tessile era ben rappresentata da numerosi tappeti esposti nelle Gallerie Mirco Cattai e Luciano Coen; presente anche un arazzo in lana e seta raffigurante il ritratto a mezzo busto di Napoleone I, manifattura imperiale dei Gobelins (Parigi 1808-14) presentato da Tettamanti Antichità.

 

Se i grandi musei e i ricchi collezionisti privati hanno avuto l’occasione di fare acquisti importanti, anche visitatori meno “forniti” hanno potuto trovare appagamento grazie ad oggetti dalle cifre più accessibili. L’antiquario Piva, ad esempio, proponeva per 3.000 euro circa un pregiato micro-intaglio in avorio raffigurante un vaso di fiori entro cornice originale realizzato da Francesco Tanadei (Torino 1770-1828). Per la stessa cifra era possibile portarsi a casa una zuppiera in maiolica policroma prodotta intorno al 1750 dalla Fabbrica reale di S. Carlo di Caserta, in vendita allo stand di Maurizio Brandi di Napoli.

 

Chicche per collezionisti

Differenti tipologie di manufatti hanno colpito la nostra attenzione. Tra questi, la borsa da viaggio in pelle, argento, bronzo dorato e pietre dure, manifattura napoletana di epoca Luigi XVI, in esposizione da Roberto Campobasso, e la sacca per la caccia con falcone (1675-1750) di area germanica, in camoscio, lana, seta e ferro in vendita a 35.000 euro da Peter Finer.
Un’autentica curiosità rappresentava il campionario di legni tropicali composto da una scatola contenente 50 esemplari a forma di sigaro; ogni singolo campione reca un’etichetta con il nome del legno; oggetto francese di fine XIX secolo, era in vendita a 15.000 euro presso lo stand dell’antiquario Di Castro.
In rappresentanza dell’antica lavorazione dei presepi, Leone Antiquariato proponeva una scena realizzata nel XVIII secolo attribuita ai maestri artigiani trapanesi Andrea e Alberto Tipa.
L’antiquario Dario Ghio, che nella scorsa edizione ci aveva stupito con la sua straordinaria monografica di cammei, è tornato a sorprenderci con la preziosità dei coralli impiegati in gioielleria: reliquiari, cornici, parure, e decorazioni varie.

 

Modernariato e contemporaneo

Di grande interesse anche le proposte di modernariato e arte contemporanea accolte alla BIAF, purché realizzate entro gli anni Novanta.
Particolarmente interessante la visita alla Galleria Robertaebasta che annoverava tra le opere esposte pezzi di Gio Ponti, Vasarely, Tamara de Lempicka e uno splendido gruppo di Raymond Delamarre.
Oltre agli ormai classici De Chirico, Fontana, Capogrossi e Gio Ponti si potevano ammirare in Biennale maestri contemporanei quali: Luigi Ontani con le sue sculture maiolicate, Michelangelo Pistoletto con le sue composizioni a superficie specchiante, e Gilberto Zorio con l’opera Vulcano per purificare le parole.
Altrettanto affascinanti le sculture sonore di Pinuccio Sciola (1942-2016) la cui pietra entra in vibrazione al solo sfiorarle. E sempre a proposito di pietre, suscitava ammirazione un immenso quarzo ialino su drusa, in vendita da Paolo Antonacci per 8.000 euro; che fosse un’opera d’arte (della natura) è inconfutabile come è inconfutabile l’alta epoca dei suoi giganteschi cristalli.

 

L’assegnazione dei Premi

Numerosi sono stati gli eventi collaterali. Tra essi segnaliamo l’assegnazione dei due Premi come migliore opera presente alla BIAF 2019 nei settori Pittura e Scultura, ai quali si è affiancato quest’anno il Premio per le arti decorative o di design.
Le Gallerie Benappi e Mehringer hanno ricevuto il Premio per il più bel dipinto: la Madonna con il Bambino, San Giovannino e Santa Barbara di Daniele da Volterra, già citata. La tavola, sottoposta alle disposizioni di tutela per interesse storico-artistico già dal 1979, è un’importante testimonianza del dialogo creativo intrecciatosi a Roma tra Daniele da Volterra e Michelangelo; in essa il pittore ripropone, pur entro le dimensioni contenute del dipinto, le straordinarie innovazioni spaziali e compositive dispiegate dal Buonarroti nel Giudizio finale, da cui derivano il potente incastro delle figure, gli scorci incombenti e la stilizzazione cubizzante delle forme.
Alla Galleria Altomani & Sons è andato il Premio per la più bella scultura: un San Giovanni Battista ‘Rospigliosi’, del Maestro del San Giovannino, oggi identificato come Benedetto da Rovezzano (1474-1554), opera in terracotta con base in legno originale, già presente in collezione Bardini nel 1902.
Infine il gallerista inglese Peter Finer si è aggiudicato il nuovo Premio per le arti decorative o di design grazie alla The Arco Armour, armatura appartenuta al conte Galeazzo da Arco, come documenta la decorazione punzonata che reca il nome del proprietario; questa corazza da combattimento, realizzata a Milano tra il 1445 e il 1450 circa nel laboratorio di Tommaso Negroni da Ello, detto Missaglia, è considerata la più importante armatura italiana apparsa sul mercato negli ultimi 75 anni.

 

La mostra nella mostra

A degno corredo della BIAF 2019, nell’Alcova al primo piano di Palazzo Corsini è stata allestita la mostra “Universo Bardini”, un focus sulla figura dell’antiquario Stefano Bardini (1836-1922) e sul suo ruolo di protagonista nelle vicende del collezionismo d’arte tra Otto e Novecento, resa possibile grazie alla Fondazione CR Firenze.
L’intento della mostra curata da David Lucidi era mettere in risalto la straordinaria capacità di Bardini nel progettare e sperimentare allestimenti che valorizzassero le opere presenti nel suo antico palazzo, utilizzato abilmente come una show-room ante litteram. A tale scopo sono stati ricreati i famosi “set Bardini” mediante l’accurato posizionamento di gigantografie ricavate da foto d’epoca e in stretto dialogo con opere che hanno fatto parte della sua collezione, riconoscibili sulle foto stesse. Grazie a questo accorgimento i visitatori della Biennale hanno potuto immaginare di aggirarsi nelle sale del “Principe degli antiquari”.

 

BIAF 2019, Mostra “Universo Bardini”, un allestimento scenico dei “set Bardini”

In copertina: Firenze, veduta di Palazzo Corsini, sede della 31° Biennale Internazionale dell’Antiquariato 2019

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