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L’Esperto

Rubrica di Antonello Ferrero
In collaborazione con il Museo del Collezionista d’Arte – Metodi Scientifici d’accertamento, Milano


Hai ereditato o acquistato un oggetto e vuoi sapere quanto vale? Inviaci una richiesta di expertise gratuita!
• E-mail: info@lagazzettadellantiquariato.it
• Posta: Permano Editrice “L’Esperto” – Via della Pedica 126 – 00046 Grottaferrata (RM)
La richiesta di expertise deve essere completa di foto dettagliate dell’oggetto, delle firme, dei marchi e delle misure precise. Il materiale fotografico inviatoci non verrà restituito.
Si dichiara che i pareri esposti nella rubrica sono espressi dallo scrivente in ottemperanza della Legge 14 Gennaio 2013 n° 4 in materia di professioni non organizzate in Ordini o Collegi.


Aprile 2018


Foto da catalogo: Asta Pandolfini – Firenze 18 aprile 2018 lotto 73

Egregie sorelle Pancaldi da Roma, note frequentatrici disgiunte di mercati e mercatini, conosciute a Roma come le “marchigiane” (e non per la loro terra d’origine) quando comprano, e come le “Bulgari” quando vendono (Arezzo e Parma), signore con le quali, ogni tre-quattro anni ho degli scontri notevoli (vent’anni fa addirittura mi denunciarono per aver scritto sulla Gazzetta della loro scarsa competenza nonostante si professassero antiquarie, denuncia, poi, “motu-loro” e chissà perché, prontamente ritirata): ecco che ci risiamo!
I fatti: nell’autunno del 2017, a Parma, le sorelle vendono a una lettrice della Gazzetta una zuppiera con decoro “aux lambrequins”, blu cobalto, giallo antimonio, verde ramina, marcata con il giglio della Real Fabbrica di San Carlo, Caserta XVIII sec. Sin qui tutto bene. Poi, però, scoppia la “querele” riguardante il prezzo, a mio dire – e non solo – esagerato. La lettrice Ivana C., infatti, comprata la zuppiera dalle sorelle – che quando vendono sono congiunte – a 5 mila euro (da 6.500 iniziali) con rilascio di ricevuta – senza foto – attestante il tutto, prezzo compreso, orgogliosa del suo acquisto la fa vedere a un conoscente “mercataro” che, ritenendone esagerato il valore, la manda da me. Io, pur autentica, valuto la zuppiera 500-700 euro. A questo punto la signora Ivana telefona inferocita alle sorelle le quali non si spencolano – come avrebbero voluto – in improperi su di me e il mio operato (forse ricordando l’episodio della denuncia e di ciò che dissi e promisi al loro avvocato), ma fanno osservare alla signora che il mio è un parere da foto e quindi non esaustivo (vero), e che simili prezzi appaiono raramente sul mercato (vero).
Che dire? Semplicemente, da Catalogo Pandolfini asta “Maioliche e porcellane dal XV al XVIII secolo”, 18 aprile 2018, lotto 73, riporto: “Assortimento, Real Fabbrica S. Carlo Caserta (1753-1756)”, 13 pezzi di servizio in blu cobalto, verde ramina, giallo antimonio (insomma, tipologia identica nei colori e nella forma alla zuppiera contestatami) di cui fanno parte, oltre al piattame ed altro, 3 zuppiere (una coppia grande e una piccola), tutto al prezzo base e valutativo di 1.500-1.800 euro.
Punto.


Do il benvenuto al neo lettore Antonello Ciotoli che manda in visone un efebo in bronzo realizzato dalle Fonderie Artistiche Farbel, ditta di Brescia nata nel 1966, ancora attiva e nota soprattutto per gruppi bronzei cesellati e con orologi. La sua statuina, prodotta negli anni ’70-’80, non è di grande pregio, non ha un cesello curato né presenta patinatura importante. Valore: 250-300 euro.


Signor Giovanni C., non posso darle consigli su come “frodare” legalmente terzi tramite apposizione di attestati di gallerie su quadri falsi, anzi, la esorto a non farlo e non per il rischio della galera (giacché pare in Italia non ci sia più, a meno di non chiamarsi Reina, Provenzano o Mattia Messina Denaro, o si sia tanto incauti da dare una testata a un giornalista nel mentre si è ripresi da una telecamera di troupe televisiva) ma per il breve percorso che avrà la sua attività.


Signora Pina62, le sue ceramiche miste di Sesto Fiorentino, Bassano e Imola risalgono agli anni ’50. Non sono rare, e dunque non le serviranno per concorrere economicamente allo sposalizio di sua figlia. Valgono una trentina di euro l’una.


Sempre polemiche su stime e valutazioni.
Una volta, tanto tempo fa, facevo valutazioni a vista su mobili, opere, oggetti…, adesso invece devo andare a consultare risultati d’asta, cataloghi, gallerie e operare sempre con maggior difficoltà perché i prezzi variano a seconda di chi vende e dove si trova.
I luoghi più deputati per vendere e comprare sono le aste dove vanno ad acquistare fior di volponi che, se riescono a coalizzarsi all’interno della sala, tengono bassi i prezzi. Ma principi, in gergo “gallinacci”, delle battute d’asta sono coloro che senza alcuna esperienza, ma decisi ad acquistare una data opera, rilanciano oltre il dovuto (facendo però a volte, con i bassissimi prezzi di mercato correnti, degli affari). Il mercante, viceversa, deve comprare con oculatezza e parsimonia per poi rivendere a chissà chi e quando; è spesso escluso dal “battage” mentre naturalmente chi compra per sé è avvantaggiato.
Con ciò, mi rivolgo alla signora Emilia Gianni da Latina ed ad altri lettori che si trovano disorientati da miei ed dagli altrui pareri. Purtroppo, cari lettori, ormai le valutazioni, come ho scritto, vanno a seconda del mercato o dell’acquirente. Certo ci sono dei canoni di rispetto ma sono ampli. Alla signora Emilia, per l’appunto, ho valutato dei mobili umbertini o neo-rinascimentali, fine ‘800 primi ‘900 (3 tavoli, 18 sedie, 3 credenze, 2 servanti ed una libreria), solo (dice lei) quindicimila euro in tutto. Ma io gentile lettrice, mi sono pure, come si dice, “allargato” perché tutto il mobilio è in noce massello, ma lei difficilmente potrà ottenere in blocco la metà di questo valore. Ed anche volendo alienarlo a singoli pezzi (ma dove, a chi?) sarà dura, e alla fine non so se potrà arrivare ad ottenere la cifra da me indicata per l’insieme (e naturalmente avendo un suo deposito ove tenere per lungo tempo il mobilio).


Signor Paolo Sinceri da Frosinone, il suo juke-boxe è americano, degli anni ’50. Importato dalla ditta Bini, vale, funzionante, sui 500 euro. La slot machine, sempre americana, stessa epoca, sui 600-700, sempre se funzionante.


Signora Magda Spini, mi spiace comunicarle che i suoi mobili non sono antichi ma in stile eclettico e provenienti dall’India. Valgono, arredativamente, sui 200-300 euro al pezzo.


Pannaioli Circolo manda in visione due vetrine. La prima, in ciliegio (cm 280x110x40), stile Biedermeier metà ‘800, bella e sontuosa, vale 3.000-4.000 euro. Rari e ormai introvabili, i pezzi autentici di questa tipologia, nonostante l’azzeramento dei mobili antichi sul mercato, mantengono – anche se non ottimali come una volta – quotazioni soddisfacenti. Viceversa, la seconda vetrina, pur in noce tardo Luigi Filippo (primi ‘900), scende a 400 euro.


Leonardi da Modena sottopone alla mia attenzione due vetrinette del ‘900 (cm 60x35x80 e cm 90x55x35), una più brutta dell’altra: a chi pensa di venderle? Ha ragione il suo figliolo, le regali all’Istituto. E ci porti pure quell’esperto che le ha detto che una delle due (non voglio sapere quale) è del ‘700, e che vale (ohilei a conoscerlo!) almeno 2.000 euro. La legge Basaglia ha purtroppo eliminato i luoghi di detenzione per i matti senza offrire loro altre alternative che la strada.


E come sempre un saluto a tutti e un abbraccio ai pochi



Marzo 2018


Signora Adele Pruni (mail giratami dal “prof. Ennio” insigne connaisseur di “Madonnine votive da strada” romane), io trovo che internet abbia certamente permesso a tutti di evolversi se non culturalmente “conoscitivamente” ma che, altrettanto certamente, non possa porre chi ha studiato una vita determinate materie sullo stesso piano di chi con un “click” apre un link o un sito creato – come appuro tante volte – da incompetenti.
Il suo “esperto”, dandole notizia del marchio posto sotto il suo oggetto in ceramica del XVI secolo, ha detto una stupidaggine. I segni incisi sul cotto, infatti, stanno ad indicare non “l’antica fabbrica del Volpato a Civita Castellana” (sic), bensì un’unità di peso, la libbra, seguita dal numero. Si tratta di una tipologia di misurazione ancora da studiare, che si poneva generalmente sui contenitori ceramici farmaceutici ad indicare il peso del loro contenuto. Le dico ancora da “sviscerare” in quanto tale simbolo, insieme alla sotto misura oncia non compare in tutti i recipienti del genere ma solo su alcuni. E sto parlando, e solo, della provincia romana. La sua misura impressa indica libbra una: probabilmente il peso del contenuto, ovvero circa 327 grammi. Sfocato e impubblicabile, il suo vaso, che presenta decorazioni deboli e la scritta abrasa indicante il prodotto interno (poche le lettere rimaste), penso possa valere sui 1.000 euro.


Signora Magda Tonti con attività antiquaria, la sua icona (cm 37×23) greca – e non russa, la correggo! – non è una “Eleusa” (la misericordiosa) ma una “Glykophilousa” (dolce bacio) in quanto la madre non solo china il capo verso il figlio ma lo tocca, e in più è una “Dexiocratousa” perché tiene il bambino sul braccio destro. Ciò per quello che concerne la complessa tipologia che governa tale settore. Per quanto riguarda invece la sua attribuzione al XVII secolo, devo dirle che dall’esame del supporto ligneo noto una tarlatura strana: simmetrica e con buchi simili nel diametro; in più l’essenza lignea non è patinata debitamente. Insomma, ascriverei la sua opera come una riproduzione di qualche decina di anni fa. Valore sui 200 euro per l’ottima esecuzione. Non pubblico, così come da lei richiesto.


Fabio 92, da Roma, ha comprato presso un rigattiere un vasettino (h 4×4 di diametro) in terracotta, come un giocattolo per bambini di epoca romano-etrusca. Ebbene no, caro lettore! In primo luogo, se fosse un oggetto di tale epoca sarebbe un ex voto per santuario e non un giocattolo; in secondo luogo, l’invetriatura interna (a sale), da lei descritta, lo indica come microvasetto farmaceutico, contenitore per pomata-unguento, una tipologia in auge tra i secoli XII-XVII. Si tratta, dunque, di una chicca di valore più storico-documentale (non rara) che economico.


Barletta Uff. da Viterbo, la sua consolle non è del ‘700 ma una riproduzione sugli stilemi del tardo Luigi XV (cm 2,40×1,30×47). Acquistata da lei al prezzo eccessivo di 5.000 euro, ne vale 1.200, per arredamento.


La signora Gioia Antonini dalla provincia di Terni ha ereditato un cassettone lastronato in radica di noce biondo (cm 130x110x60) che pensa sia un pezzo “napoletano del ‘700”. A mio avviso, invece, è di chiara marca lombarda e risale all’ultimo quarto dell’Ottocento. Valore: sui 1.500 euro, per l’ottimo stato in patina originale.


Il dottor Mario Pieri invia due orologi da muro, ambedue della fine dell’Ottocento. Il primo: un pendolo italiano (h 46 cm), valore sui 300-400 euro; il secondo: tedesco (cm 40×70), in legno con quadrante in latta litografata, ‘800 primi ‘900, valore sui 600 euro.


 

Il mercataro e vecchio lettore “Gino” manda in visione tre radio tutte funzionanti: la prima, a valvole, modello Ares del 1940, in legno e bachelite. valore sui 100 euro; la seconda a transistor, anni ’60, modello Capri, valore 30-50 euro; la terza, modello Singer, a transistor, anni ’60, sui 20-40 euro. Un abbraccio.


Signora Paola C., le sue specchiere in legno dorato (cm 55×40) non sono ottocentesche ma degli anni ’60 del Novecento. E ciò nonostante il parere dell’antiquario suo amico. L’intaglio è debole. Faccia una prova: metta la cornice in posizione orizzontale e ci poggi sopra, a coprirla, un foglio o un cartone, si accorgerà che rimane in piano senza eccessive protuberanze. Segno distintivo della lavorazione seriale a macchina.


Signor Corrado Manni, tutti i suoi quadri ed oggetti sono importanti. Visto il suo desiderio di alienarli in breve tempo, abbisognano di visione diretta in modo da poter dare un parere scritto professionale e poterle indicare il canale di vendita.


Giacalone in e-mail manda in visione una suonatrice di fisarmonica in ceramica di grande formato (cm 20 x h 52 ) firmata Clelia Bertarelli, 1934 Torino. Valore sui 250-300 euro.


Signor Maurizio Castelli, l’unica prova per stabilire se un oggetto è d’argento o meno (oltre l’esperienza di un professionista che addirittura riesce a determinarlo odorandolo) è data dall’acido di rivelazione che, come ho già scritto, applicato in minima quantità sul metallo, a seconda del colore che evidenzia indica la presenza e stima la percentuale di argento contenuto.
E veniamo ai suoi oggetti. Il vaso, senza marchi, non riveste particolare interesse artistico e dalla foto inviata non riesco a individuare il valore del test.
Quanto allo spruzza essenze, il marchio apposto è tipico di un oggetto d’uso orientale dei nostri tempi.
Infine, mi è impossibile, dalla foto sfocata, darle alcun parere sull’“amuleto”.


L’affezionato lettore Sergio Celotto invia foto di un comò a scrittoio che ha ereditato. Si tratta di un mobile rustico in ciliegio (cm 117x53x98) con ferramenta esterne sostituite. Costruito da un falegname nei primi del ‘900, presenta intarsi pantografati aggiunti con garbo. Pezzo di gusto ma non di elevato valore: sui 400 euro.


I signori Bologna, Ciotoli, Vanni, avranno risposta sul prossimo numero.


E come sempre un saluto a tutti e un abbraccio ai pochi


Febbraio 2018


Malimpiero67, valutando il suo entusiasmo, mi spiace riferirle che la vetrinetta da farmacia in ciliegio massello lucidato a cera (cm 80x45x160) da lei recuperata tra le macerie del terremoto della sua meravigliosa città di Norcia (a cui nessun cataclisma potrà togliere il respiro, l’aura e il sentimento storico che la pervade e pervaderà sempre) non è settecentesca ma dei primi decenni del ‘900. Può valere non migliaia di euro come indicatole, ma intorno ai 500 al massimo.


Egregio signor Manlio Annaloro da Caltanissetta, lei mi ha mandato in visone un’opera di Edouard Bisson (Parigi 1856-1939), ritrattista femminile (soprattutto), di prim’ordine, una tela di cm 96×74 che rappresenta due nudi muliebri (rarissimi). A prescindere dal fatto che è stata mal fotografata e da distanza, da subito ho notato che in essa non vi erano le virtù coloristiche del Bisson; il tutto mi è apparso, ad occhio, piatto e omogeneo ma, non essendo un esperto precipuo di tale autore, mi sono limitato solamente all’impressione. Poi però, sul retro tela da lei inviato ho riscontrato il marchio L. Besnard!
Ora, reputandomi da anni un antiquariartestoriometra*, è d’uopo che io mi occupi oltre che della pittura anche dei supporti su cui essa è necessariamente collocata. Ebbene, sommariamente, le rendo noto che la ditta di articoli per pittura e coloreria Besnard – ancora attiva – pone i suoi esordi nel 1898 con Hess (forse anche è più antica ma non commercialmente reclamizzata). L. (Leon) Besnard subentra nel 1902 sino al 1912, poi v’è Barillon A. (1913-1921). Da ciò ne consegue che la sua opera firmata e datata 1885 non potrebbe avere sul retro un marchio “L. Besnard”, in auge produttivo (tela-telaio) dal 1902! Che altro dirle?
*Antiquariartestoriometria, scienza formulata dallo scrivente che estende l’analisi di una data opera-oggetto a tutti i campi di ricerca: chimici, d’analisi, studio e documentali storici.


Signor Angelo Sappa, il suo quadro reperito in un mercatino, carta su compensato dipinto a pastello (cm 13×24), è un bozzetto liberty che ha una sua maestranza tecnica, però, non essendo firmato, è da relegarsi a oggetto arredativo. Valore: un centinaio di euro.


Signora Sabrina Mailli, purtroppo anche lei invia cattiva immagine di un bel dipinto di maniera (cm 81×103) che i suoi restauratori ascrivono al ‘700 veneziano. I particolari inviati non suppliscono all’impossibilità di esprimere un parere più dettagliato circa il “Re, Imperatore vittorioso spencolante ori ai suoi, con le figure tiepolane dei nobili vinti incatenati in primo piano”. L’opera e il suo retro tela andrebbero rivisti dopo oculato restauro.


E. Pasini da Perugia, i grammofoni con mobili che, provenienti dall’Inghilterra, negli anni ’90 inondarono i mercati italiani, come tutte le cose d’antiquariato una volta erano ambiti ma ora non hanno più estimatori. Lei pagò il suo grammofono anni ’30, in mogano e impiallacciatura, 700 mila vecchie lire, ma adesso vale (funzionante) sui 250 euro.


Rinaldi, lei ha una gouache su carta (cm 24×31) firmata “Magnelli 41”. L’autore, Alberto Magnelli (1888-1971), pittore e scultore internazionale, passò dai futuristi, a Picasso, a Léger, a Matisse, per approdare infine ad un “astrattismo” ossimoricamente “ragionato”. La sua opera si colloca nel pieno di tale contesto ma – e come al solito fanno gli spedenti quesiti – perché non mi ha mandato documenti che accertino provenienze, certificati e quant’altro? Il mio mestiere e compito è verificare proprio questi e non quello che da semplice immagine mi si presenta alla vista, giacché lei potrebbe – come altri hanno già fatto – aver fotocopiato l’opera da un libro o catalogo e dichiarare autenticità o meno, tanto più che si tratta di opere “semplici” nella loro esecuzione e riproducibilità.
Anni fa mi giunsero foto di una tela bianca con due tagli obliqui e del suo retro firmato Fontana. La lettrice che le aveva inviate voleva da me il parere tecnico sull’opera!! Ebbene, senza conoscere provenienza e percorsi dell’opera, da valutarsi e poi trasmettere a Fondazioni o critici precipui dell’autore, nessuno, dico nessuno, può azzardarsi ad esprimere giudizi di autenticità. Io posso, là ove possibile, fare una valutazione – e sempre se mi convince visivamente l’opera – unicamente dalle carte d’accompagno trasmessemi. Null’altro. Sarebbe, oltreché disonesto e fuorviante, inutile farlo.


Cesa46 da Caserta, vecchio mercataro che abbraccio per la continua passione per l’antico, possiede: un giradischi Heyd Italy a valvole, anni ’60, in ottimo stato, il cui valore è sui 50 euro; un pendolo (cm 55×25) toscano, primi ‘900, che vale sui 250 euro, e una bella e funzionante radio Telefunken-Koncert-Trial (cm 20x20x35) da lucidare, che, nello stato in cui si trova, vale sui 200 euro.


Fiscale Venerina, da Macerata provincia, venti anni fa comprò al mercato di Arezzo una statuina in porcellana (h 40 cm) di cui chiede lumi e valutazione. Signora, la sua bella porcellana è stata eseguita in modo mirabile nei primi del ‘900 in una manifattura senz’altro veneta. Si dovrebbe studiare per identificare il bravissimo modellista che è poi riuscito a colorare e smaltare il pezzo con un’abilità degna di plauso. L’oro (vero) del catino retto dalla figura del fachiro è uno specchio e illumina d’intorno, il modellato tutto sembra essere stato immerso nel vetro. Pagata 80 mila delle vecchie lire, questa statuina ne vale oggi perlomeno 800, ma in euro.


Gioia da Roma, la sua sedia in noce (cm 52x47x107) è senz’altro della fine del ‘700. Pezzo di fattura piemontese, nello stato in cui si trova vale sui 500 euro.


E come sempre un saluto a tutti e un abbraccio ai pochi


Gennaio 2018

A tutti, auguri di Buon Anno!


Signor Giuseppe Rossi, la ringrazio per il “luminoso” complimento e mi felicito per il suo “bel vedere”. La sua tela (cm 65×52) è dell’Ottocento inoltrato e propriamente di stampo sud-orientale siciliano, indi, potrebbe – e senza ferire alcuno – essere definita, come lei scrive, siracusana. La mano popolare e l’elementare composizione non può farla assurgere ad elevato valore: sui 400-600 euro.


Lorenzo Bussandri invia immagini di una affettatrice Berkel mod. 7 U.S, colore verde, mancante di disco (lama). Valore: sui 2.500 euro.


Signora Paola67 da Roma, purtroppo il suo secretaire (cm 60x130x35), impiallacciato in acero e bois de rose, decorato con bronzi, non è un Napoleone III francese, come dalla ricevuta già di per sé anomala. Essa, infatti, non riporta la data né la firma di chi l’ha stilata, e reca solo l’intestazione “A.R compravendita mobili d’epoca Roma via Casilina km 15”, un indirizzo piuttosto vago (!!??). Il mobile è una riproduzione eclettica indiana degli anni ’90; non vale i 2.000 euro d’acquisto ma 600-800 euro se non meno: nel caso l’interno sia stato realizzato addirittura con truciolare tinto legno (come già mi è capitato di vedere). Seppure ritrovasse il venditore, dubito che le restituirebbe i soldi (simili lestofanti non hanno questa abitudine), però lei cerchi se non altro di scambiare il mobile con qualcosa di meno vergognoso.


Giovanni Puppo, la sua madia umbro-toscana, costruita nei primi decenni del ’900, è stata troppo sverniciata e ha perduto la sua patina. Nello stato in cui è, vale sui 400 euro.


Valsacchi da Perugia, la sua credenza dei primi del ‘900, dipinta in nero, non può avere “sotto – come scrive – noce massello”: non ha senso! piuttosto è stata realizzata in legni poveri e vari (da qui la necessità di tingerla). Il mobile è cosa di ambito popolare e non può venire da “dimora principesca”, a meno di non essere collocata in ambienti di servizio e servitù. Può valere, nello stato in cui è, 350-400 euro.
La macchina da cucire in ghisa visibile sul piano del mobile, è anch’essa del periodo. Vale sui 400 euro.


Giusti, vecchio amico mercataro senese, invia immagini di tre radio perfettamente funzionanti. La prima è una Altaire (cm 45×50) della Radio Marelli, anni ’30, valore 300-400 euro; la seconda, una Depaphon (cm 27×15) Milano, anni ’40-’50, sui 120 euro; la terza, una Sterling (inglese) cm 50x25x25, anni ’30, sui 400 euro.
Auguri anche a te, e un abbraccio anche se sei dell’Oca!


Emilio Grassi da Roma manda in visione una slot machine (cm 130×110) “Bally Amazon” degli anni ’60, funzionante. Vale sui 600 euro.


Signora Paolina Smart da Napoli: eh sì… sorrida! Il suo proiettore degli anni ’60, integro e imballato, è pezzo museale. Vale almeno 800-1000 euro. Bastoni chi gliene ha offerti 50!


Panini da Latina invia cinque disegni-bozzetti (impubblicabili per essere stati mal fotografati da un cellulare) di Domenico Tojetti (Rocca di Papa 1807 – San Francisco 1892). Caro lettore, i suoi disegni riguardano un affresco posto in Sant’Agnese fuori le mura, Basilica sulla via Nomentana, Roma. Il loro valore complessivo è sui 1.500 euro.


Signora Pamela Ludovisi da Frosinone invia foto di una zuppiera e una fruttiera dipinte a mano (cm 34×30 e 41×17) di Caltagirone. Pezzi anni ’50-’60 con marchio non repertato (S.O Caltagirone), valgono rispettivamente: sui 20-30 euro la fruttiera, 60-80 euro la zuppiera.


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


 

Dicembre 2017


Signor Paolo Antonio Baiocchi da Roma, il suo versatoio/teiera è di produzione indiana, realizzato in un materiale che in campo antiquariale è detto argentone, la cui lega è formata da argento ed altri metalli meno preziosi. Nell’argentone, il metallo nobile è presente tra il 30 e il 60% del totale. Lei mi scrive che, per testare il suo versatoio, ha usato un reagente all’argento in commercio, il quale, applicato sulla superficie, ha prodotto una macchiolina arancione/rossastra. Questo vuol dire proprio che, essendo l’oggetto realizzato in un metallo a basso contenuto di argento, l’acido non ha rimarcato in maniera netta la superficie, ossia non ha prodotto una macchiolina tendente al viola. In definitiva: il colore che si produce con il reagente cambia in base alla quantità di metallo nobile contenuto nella lega, quanto più la macchia è scura tanto più si è in presenza di un’alta percentuale di argento (puro 1000 millesimi).
Il versatoio, da foto, mi sembra di antica lavorazione ma poiché questa tipologia di manufatti è stata ancora ripetuta con le stesse tecniche sino a una trentina di anni fa, il suo valore non è alto: sui 250 euro.

Nota tecnica
Il titolo dei metalli nobili ha per parametro 1000 millesimi che indica la purezza massima.
Se il marchio impresso su un oggetto in oro è 750, significa che quella è la percentuale (75%) di metallo nobile presente nella lega in cui è formato l’oggetto, il restante 250 è in altri metalli usati per indurire e/o colorare il materiale.
Come parametro dell’oro viene usato anche il carato: per 24 carati si intende oro puro “fino”, quindi il 18 ct andrà a certificare il “fino” presente nella lega; le altre 6 parti della lega in cui è composto l’oggetto sono in altri metalli.
Negli oggetti in argento, oltre al classico titolo 800 (puro è 1000 millesimi) che certifica la presenza dell’80% di metallo nobile, esiste, per gli oggetti piccoli (in genere monili), il titolo 925 che, essendo quasi argento puro, ossida poco a contatto con la pelle; le restanti 75 parti della lega sono di altro metallo.


Signora Bianca62, la sua tela di Bruno Cassinari (1912-1992), maestro pittore e scultore italiano, è un falso. Trattasi di una copia su cui hanno steso del colore a rilievo. Le dico questo con sicurezza perché tale tela gira da anni nei mercati romani, e inoltre, non presenta timbri né ha documentazioni a supporto. Il titolo “Personaggio Lunare” e l’anno “1969” impressi nel retro, così come la firma, sono approssimativi e incerti in una grafia copiativa elementare.


Signor Palombi, il suo è un bel tavolo vittoriano in mogano massello. Gli inglesi (popolo conservatore) hanno prodotto mobili in questo stile sino agli anni ’70 del Novecento. Non starò quindi a discettare sull’epoca dello specifico, poiché tavoli del genere sono – e sempre – stati venduti “a corpo” e in base al loro valore arredativo. Pesanti e belli, erano il sogno per ogni abitazione borghese italiana. Un tavolo come il suo (cm. 135×120 con prolunghe per oltre 100 cm.) in passato costava sui tre milioni delle vecchie lire, ora, invece, penso che più di 750 euro non possa, purtroppo, valere. Un consiglio: si imponga al “figliame” e lo tenga: è un bel mobile di pregio.


 

Nannini, da Frosinone, porta alla mia attenzione due mobili rustici. Il primo è una credenzina dell’Ottocento in noce (cm. 90x50x100) di area francese; il secondo è un cassettone marchigiano-umbro (cm. 85x80x50) in noce, primi del Novecento. Tale mobilia – come tutto nell’antiquariato – vent’anni fa costava qualcosa, ora: 450 euro al pezzo, nel mercato.


 

Il lettore Alessandro La Monica da Parma invia foto di un’opera su tavola (cm. 29×35) che sembrerebbe, a vista, un’immagine settecentesca semplice ma ben svolta, però… però non vedo craquelure né canoni classici di risulta. È uno di quei pezzi, dunque, che andrebbe esaminato de visu.


Alba Rot69, la sua scrivania in noce biondo (cm. 85x195x95) è sicuramente un mobile realizzato tra Ottocento e Novecento e – come da timbro di Pesaro da lei evidenziato – è di produzione marchigiana. Non può valere però il denaro richiestole, ma al massimo – visto che le piace molto – 1.200 euro, per l’ottima costruzione interamente in massello.


Il dottor Emiliano Fois Ricci, che mi scrive dalla provincia di Milano, ha acquistato all’asta un ritratto su tavola (cm. 36×28) raffigurante Santa Eurasia. Trattasi di dipinto seicentesco di scuola devozionale “mesteriante”. Pezzo da restaurare, valore sui mille euro.


Mas23, manda in visione una “allegoria dell’estate” (h. 38 cm), gruppo ceramico forse dei primi dell’Ottocento, Parigi, con delle piccole rotture. Valore: 500 euro.


Signora A. Pini da Latina, repetita juvant: il mio parere di esperto è dato da foto (immagini più o meno buone), quindi, in alcuni casi è esaustivo, in altri meno. Certamente mi aiuta l’esperienza e lo studio di decenni ma a volte – e infatti rispondo privatamente chiedendo altra documentazione – non mi è proprio possibile dare risposte. Lei manda un insieme di cose fotografate in blocco – suppongo scattate col telefonino – fatte da due metri di distanza, cosa dirle?


Per Evelina Palumbo di Caserta: gentile signora, pubblico foto d’archivio in bianco e nero della poltrona in noce con “poggiolo” originale di Gio Ponti (anni ’40). Come vede, differisce sostanzialmente dalla sua che, pur marcata, è un’imitazione degli anni ’50 realizzata di una delle numerose fabbriche dell’hinterland napoletano. Un abbraccio.


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


Novembre 2017


Signor G. Lions, la sua consolle con specchiera e con accluso certificato d’origine e autenticità (dice lei) è singolare e sintomatica di quanto sia facile approfittarsi della credulità altrui (in questo caso la sua). Il foglio con intestazione di attività di antiquariato in quel di Portici (NA) consegnatole dal venditore, cita infatti: “Consolle cm 100×90, specchiera cm 85×205, legni vari e foglia d’oro, intarsiati e scolpiti, già di proprietà di nobile famiglia partenopea (secolo XVIII-XX)”.
Ebbene, i secoli riportati stanno a indicare la “vita” della famiglia sconosciuta non certo l’epoca della mobilia che ha, sì, un periodo ben preciso di fabbricazione ma non viene indicato, come invece lo è la cifra che suo padre pagò nel 1972: sedici milioni delle vecchie lire! Ora, dalle scarne foto, non me la sento di esprimere un giudizio lapidario ma, ad occhio vecchio e allenato, propenderei per una bella, elegante, preziosa mobilia costruita negli anni ’20 del ’900, e indicherei in 7.000 euro (per sontuosità arredativa e per gli amanti del genere) il valore attuale.

Tecnica della doratura
Sul legno manufatto e scolpito vengono passate varie mani di gesso finissimo con colla; di seguito la superficie viene carteggiata sino a che le superfici non diventano liscissime. Il lavoro procede creando un impasto fatto con argilla polverizzata contenente elevati ossidi ferrosi (bolo armeno) che va steso sul gesso; seguono, una carteggiatura finissima, la stesura della chiara d’uovo con acqua e l’applicazione, con pennellesse speciali, dei foglietti d’oro vero oppure falso o “matto” (alluminio colorato oro).


Signor Davide, la sua affettatrice è degli anni ’60, creazione della prestigiosa ditta Berkel nel suo famoso e notorio “rosso Berkel”. In perfetto stato e funzionante, vale perlomeno 3.000 euro.
Nota sul produttore. Wilhelmus Adrianus Van Berkel (1869-1952), macellaio olandese, inventò la prima affettatrice meccanica nel 1895, e visto il suo successo fondò la prima fabbrica nel 1898. In seguito iniziò a produrre bilance, torni e persino aeroplani. La ditta è tuttora attiva.


La signora Nunzia De Paolis dalla bella Bolsena (VT) invia “male” foto di un quadro ancor peggio dipinto da tale A. Vannios, soggetto che sarebbe bene far ricercare dalle autorità preposte al fine di far cessare la sua opera criminosa di offesa all’altrui vista.


Il signor Francesco Gemellaro manda in visione una ceramica tonda (cm 29) a rilievo su cornice di legno. Purtroppo trattasi di prodotto seriale per turisti, venduto nei vari centri umbri di produzione: Deruta, Urbino, Orvieto ecc., forse negli anni ’60. Valore: 150-200 euro.


Certaldo Iovine, da Napoli, sottopone alla mia valutazione una coppia di belle poltrone francesi in mogano dei primi dell’800, in perfette condizioni. Valore, sui 2.500 euro.


Signora Elisa Potenziani, capisco che non si possa essere d’accordo con me per i giudizi espressi, e tanto più perché dedotti da semplici – e quasi mai esplicative – foto, ma… ma se è pur vero è che il mio giudizio è appunto unicamente visivo e basato su una riproduzione sommaria dell’esaminato, è altrettanto certo che la mia pratica di decenni e decenni con cose antiche ha “formato”, diciamo così, occhio e spirito, fornendomi quella sensibilità che permette di discernere tra vero e falso “a senso”, tipica anche degli umili rigattieri che senza cultura e titoli, a volte, riescono a capirne e a intendersene di cose vecchie. Posso quindi ripeterle – anche dopo aver esaminato le nuove foto inviate – il perché la sua “lampada con glicine”, 1900 circa, vetro a doppio cammeo firmato “Gallé” (cm 44 h) è una riproduzione, aggiungendo le spiegazioni di seguito allegate.

Note tecniche. Emile Gallé (1846-1904) fu un precursore moderno dell’arte antica del cammeo (conchiglie e pietre dure) applicata al vetro. Su due, tre strati di materiale di diverso colore egli incideva con acidi (asportando) disegni e forme, oppure otteneva lo stesso procedimento attraverso “ruote molitrici”.
Le innumerevoli imitazioni (in India vi sono attuali fabbriche che hanno in catalogo tutta la vetreria d’arte dei grandi maestri: Daum, Gallé, Barovier, Toso, De Vez, Legras, Lalique, ecc.) sono caratterizzate da una piattezza delle incisioni che non rivelano né profondità né dinamismo, presentando viceversa i caratteri tipici dei prodotti realizzati per colata su stampi. Alcuni oggetti, con intenti propriamente truffaldini, sono lavorati e incisi al trapano e si distinguono perché l’attrezzo gira attorno al soggetto disegnato ma poi non “spiana” il materiale intorno, lasciando bozzetti, protuberanze o avvallamenti sia pur minimi.
Il suo lume, dubbiosa lettrice, a “naso ed occhio”, fa parte degli oggetti realizzati a colatura su stampi. Mi ricorda quelli che due mercatari – Emilio “il gatto” e Adolfo “la volpe” – spacciavano con “expertise” al mercato di Rieti negli anni ’90. Provenivano da Israele.


Dottor P. Farma da Latina, il problema nel valutare i quadri d’autore – e moderni soprattutto – non è dato dalla competenza necessaria per apprezzare visivamente l’opera ma dalla presenza o meno della documentazione allegata. Intendo dire che non stiamo parlando della valenza artistica o della bellezza (che può esserci o meno e che è un fatto individuale) ma piuttosto della sua autenticità provata affinché si possa dare una stima monetaria. Il suo studio di nudo (olio su cartone cm 30×50) firmato Ennio Morlotti (1910-1992), maestro di livello internazionale, non ha i requisiti documentali necessari. Posso dirle che se li avesse, e probanti, l’opera potrebbe valere sui 20-30 mila euro, ma… ma!


Minniti – così si firma in e-mail – mi scrive in merito all’eredità ricevuta, composta da decine di mobili anni ’50: credenzine vetrate impellicciate in mogano, tavoli ovali con gambe a sciabola e piani in alabastro-onice. Naturalmente, come anche lui stesso ha intuito, gli unici soldi in giro saranno quelli che dovrà tirar fuori per farli portar via, sature come sono parrocchie e istituti di tale mobilia. Conservarli potrebbe essere – avendone la possibilità – un modo per allungarsi la vita! I quadri, di cui invia foto impubblicabili, fanno parte della dotazione degli stessi mobili di allora e hanno quindi medesima valenza e futura sorte.


Il giovane Jacopo da Ostia (13 anni) mi scrive che i suoi genitori da anni mi leggono e che gli hanno detto (sic) che io “so tutto”. Quindi lui, su questa iperbole e da collezionista di conchiglie alle prime armi, mi manda foto di un esemplare trovato sulle spiagge della Croazia dove è stato con la famiglia in vacanza quest’estate. E in effetti la “Mitra zonata”, questo il nome della conchiglia di Jacopo, è un gasteropode raro nel Mediterraneo e poco frequente nell’Adriatico (h cm 6-10). Specie protetta, ha nello stesso habitat altre due varianti (Mitridae): la Cornea e la Cornicula, più piccole e comuni. Un abbraccio.


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


Ottobre 2017


La signora Lidia Buongiorno 62 da Viterbo, mi chiede informazioni circa un suo vaso da lei identificato (“ore” della madre) come opera del ceramista “Bassanello” di Civita Castellana. C’è un po’ di confusione: chiariamo. Il ceramista è Renato Bassanelli (1896-1973), di Civita Castellana, che operó con diversi marchi: nel 1919 a Roma con “Keramos Ceramiche d’Arte”, nel 1929 a Biella con “S.A.C.B.” e “S.A.C.A.”, e a Rocco Biellese con “C.A.A.R.”. Nel 1949, a Vasanello (VT), fu direttore artistico della manifattura “Bassanello Ceramiche” di proprietà di un altro grande ceramista e tecnico (docente di chimica alla Sapienza di Roma) il marchese Paolo Misciattelli. Nel 1951 l’artigiano tornò a Roma con la “Bassanelli Ceramiche” rimasta attiva sino al 1970. Credo che il suo vaso, senza marchi (h 25 cm), appartenga per stilemi a quest’ultimo periodo e valga sui 150 euro.


Il signor Michele D’Angelo chiede la valutazione di un crocifisso (h 1,90×125 cm) con Cristo in rame su lamina d’ottone dorata e sbalzata. L’epoca dovrebbe essere ottocentesca sugli stilemi del ‘700; l’imponenza arredativa inconsueta per un crocifisso – più che la qualità artistica – me lo fa valutare sui 1.000 euro, se il Cristo è semicavo nel retro; quasi il doppio, se la figura è piena.

 


Emmeffetti Fabio manda in visione una cornice tonda, laccata, intagliata e dorata (cm 69 di diametro) che sembrerebbe un manufatto interessante del ‘700. Nelle condizioni in cui si trova, potrebbe valere intorno ai 1.200 euro.

 

 


Signor Luigi Gandini, chiaramente, per i suoi mobili non ho alcun dubbio: sono in stile “Art Nouveau” o Liberty o Floreale; mancanti di alcuni elementi ma classici del periodo sia pur tardo, anni ’30-’40, e di fattura industriale. Difficile se non improbabile la vendita anche per lo stato in cui si trovano. Azzardo: 600 euro il tutto.


Signora Iva Massa da Arezzo, il suo letto (cm190x130) risale agli anni ’30 del Novecento. Impellicciato in noce e in stile pseudo direttorio, non può essere valutato come suggeritole dalla sua “amica esperta” (in che? giardinaggio, scala quaranta, uncinetto?) “migliaia e migliaia di euro”, sic, neanche avendoci speso lei ben mille euro per farlo restaurare. Vale intorno ai 500 euro per gli amanti (rari) del genere.

 

 


Signor Pippo Del Vecchio da Roma, il suo cassettone è francese, sullo stile del Luigi XVI ( fine ‘700) ma certamente è stato costruito nei primi del ‘900. Senza entrare nel merito della ferramenta, dello spessore dei cassetti e delle zampe, la prima e sola cosa che le voglio evidenziare è il marmo del piano (un rosa portogallo) che è incassato come nei mobili in serie e industriali. Se il cassettone fosse d’epoca il marmo sarebbe posto debordante “a cappello”.

 


Aligi, che invia tre radio tutte funzionanti, è lapidario: epoca e prezzo. Ed eccomi: la prima, una radio a valvole “Mivar” (cm 45×24), anni ’60, valore 100 euro; la seconda, una radio a valvole “Sonora” (cm 30x15x20), anni ’30, 150 euro; la terza è una “Idel” sempre a valvole, anni ’30 (cm 45×36), valore 200 euro.


Un secretaire eclettico tra il tardo Impero francese e i primi del ‘900. Signor Parisi, purtroppo le comunico che, pur avendolo pagato tre milioni di vecchie lire nel 1991, ora al massimo, e trovando un acquirente, lo potrà vendere a 800-1.000 euro.

 

 


Tecniche e Materiali

Dottor Ennio Cinquanta, la fibra di carbonio fu prodotta nel 1950 (Abbot) con il rayon carbonizzato a 1000 gradi, ma già negli anni antecedenti era stata prodotta una materia detta “fibra nera”, probabilmente una resina fenolica simile alla bachelite (formaldeide e fenolo con farina fossile). Andò a sostiture legni come l’ebano o il tek nella realizzazione di piccoli oggetti d’arredamento e dei manici nei manufatti moderni (anni ’50) d’argento e metalli.

Giovanni Albini da Milano, la gommalacca, prodotto ottenuto dalla secrezione di insetti (emitteri Kerria lacca) su alcuni alberi asiatici, è usata per rivestire e rifinire in vernice mobili e strumenti musicali con l’aggiunta di alcol a 90 gradi, ma veniva impiegata prima del vinile (prodotto nel 1927 e seguenti: il classico pvc o cloruro di polivinile) sino al 1950 per fare dischi musicali e anche cornici, pettini, spazzole, porta oggetti e protesi dentarie.
Sì! è possibile ottenere una gommalacca non ambrata (com’è al suo naturale) ma trasparente, chiara, usando una serie di passaggi con il cloruro di sodio (varechina o candeggina). Essendo commestibile, viene usata anche per ricoprire e lucidare caramelle e dolci artigianali e come rivestimento della frutta tropicale prima e dopo la raccolta al fine di evitarne la marcescenza.


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


Settembre 2017


Holy Joe, l’opera, comprensiva di cornice (cm 39×44), è un dipinto di devozione popolare, una Pietà ottocentesca.
Il valore arredativo è sui 400 euro.

 

 

 


Signor Castaldo, il suo monile (d’argento?) che riporta una simbologia massonica sembrerebbe un amuleto apotropaico tipico da “soldato” (guerra anglo-danese, 1670, dalle scritte). Le ricordo che le cose trovate, anche fortuitamente come nel suo caso, hanno un proprietario che potrebbe riconoscerle e rivendicarle. Comunque, il valore sommario di mercato varia tra i 250 e i 300 euro.

 


Signor Mirko Marinoni Aspirante, i suoi putti in legno con basamenti incorporati (appunto), h cm 35, sono di produzione recente. Il foro è dovuto al tentativo di far passare un filo per elettrificare i putti con un portalume aggiunto. Studi! e guardi incessantemente per mercati e negozi, si renderà conto che i suoi putti sono falsi plateali.

 


Jenni Loiacono da Ascoli Piceno manda in visione un grammofono francese a mobile, funzionante, anni ’20, privo della griglia davanti.
Valore 200 euro.

 

 


Signor Nicola Giovacchini, mi spiace rispondere in modo deludente alla sua garbata, intelligente e documentata mail.
Il suo tavolo (ex scuderie reali di Palazzo Pitti al Bobolino in Firenze), lascito del suo bisnonno dipendente di Casa Savoia, è senz’altro un bel pezzo storico (accompagnato da sedie più recenti, anni ’40-’60 del Novecento) in noce di ottima fattura e condizioni. Ma il mercato attuale, e lasciando perdere lestofanti e stracciaroli professionali, è purtroppo in un tale ribasso che, ad esclusione delle cose museali che pur grandemente penalizzate riescono a spuntare grazie agli “amanti” cifre se non di rispetto perlomeno di base, tutto il resto viene trattato alla mano come rigatteria. Tavoli simili al suo, anonimi e senza storia – sia ottocenteschi sia di epoche più tarde – non spuntano che centinaia di euro. Per dirgliela a malincuore tutta, la sua mobilia potrebbe essere acquistata ad un massimo di 600-800 euro a fronte dei 1.400-2.000 di quindici anni fa, e dovrebbe trovare anche un commerciante onesto e con vasta clientela (difficile la prima ipotesi, improbabile la seconda). In alternativa, dovrebbe trovare un privato per tentare la vendita a 1.000 euro il tutto. Ma le dico sinceramente che è molto difficile. La abbraccio.


Egregio dott. Mauro Scocca da Marino (RM), il suo attaccapanni (cm 250x150x30) non è “pieno Rinascimento” (sic) ma in stile e di piena epoca umbertina (fine ‘800 primi ‘900); in ottime condizioni qual’è, può valere sui 400-500 euro.
I due comodini in noce, epoca Luigi Filippo, ben restaurati a cera, valgono sui 250 euro la coppia.

 


Signor Marcello Pera, il suo grammofono a mobile non è del 1890 circa ma degli anni ’40 del 900. In mogano massello e compensato, non può valere almeno 1.500 euro (sic) ma, pur nell’ottimo stato in cui si trova, 350 euro (ma chi è l’idraulico o muratore che glielo ha stimato?).

 

 


La signora Vivian72 manda in visione due orologi a muro. Il primo, francese, anni ’60, cm 90×30, vale 300 euro, se funzionante; il secondo, cm 50×23, idem, sui 200 euro.

 

 


Signor G. Tartaglia, la sua angoliera-bar non è in noce ma in materiale tinto noce, non è dei primi del ‘900 e non può essere stata in casa sua prima degli anni ’70: fa parte dei classici rustici proposti all’epoca. Probabilmente è in fracchè, denominazione di vari legni teneri e monderzabili ad effetto noce, importati dall’Asia.

 

 


La signora Liopardo continua ad inviare immagini di quadri tratti da libri e/o cataloghi, sottoponendoli alla mia valutazione scrivendo che suoi amici vorrebbero venderli. Non so se la “Liopardo” sia vittima di un scherzo o a tentare di farmelo sia lei stessa. Comunque, l’ora è giunta!


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


Agosto 2017


Gentile A. Romi, la ringrazio per i complimenti. Certamente la scomparsa della “Gazzetta cartacea” ha rappresentato una grave perdita specialmente per chi, come me, vi scriveva sin dal suo esordio 25 anni fa, ma i costi raggiunti e i lestofanti non paganti la pubblicità inseritavi, hanno fatto sì che si dovesse migrare on-line. Credo, però, che per i lettori fedeli non rappresenterà un problema, anche se la carta è “scripta” e “manent” dicevano gli antichi.
Comunque, veniamo al suo quesito: il mobile verniciato (lo lasci così!) è un contenitore da negozio per generi alimentari degli anni ’20-’40 del ‘900 (cm 200x50x200). Valore, sui 400 euro.


Signora Elena Toro da Roma, il suo cassettone in noce è una copia eclettica degli anni ’50, idem la specchiera Luigi Filippo: 400 euro l’uno, 200 euro l’altra.


Palombi da Anguillara (RM), le sue poltrone, per il semplice fatto di provenire dalla nobile casa “Larderel” di Allumiere, non è che aumentino di pregio; non vi sono riportati, tra l’altro, stemmi o segni identificativi di tale appartenenza se non il suo “ore”. Mobili a “rocchetto”, in noce e cuoio pesante, hanno valore soprattutto per l’ottimo stato d’arredo. In più, sono 8, ed è questo un loro grande pregio, giacché ben collocabili in una spaziosa dimora. L’epoca non è Ottocento ma, credo, anni ’40 del Novecento. Valore: 3.000 – 4.000 euro.


Signora A. Dehorg da Napoli, la sua macchina da scrivere con valigia Remington, modello degli anni ’40, pur se in condizioni ottime, vale tra i 50 e gli 80 euro.
La cassapanca in castagno, mobile da bambini, intarsiato ma orribilmente restaurato e spatinato da un idraulico dichiaratosi restauratore (e a cui andrebbero comminate le pene del codice borbonico del 1820), inizialmente era una bella cosa ottocentesca (cm 110x50x70), ma ora vale dai 200 ai 300 euro per arredamento. Può bastonare il sedicente restauratore ai sensi di legge.


Signor Giovanni Guidi, il suo cassettone Impero veneto in ciliegio (cm 125x60x105) non è originale, ha subito, infatti, delle trasformazioni. Deduco ciò dalle tante immagini che ha inviato e anche dalla vista dell’insieme. Comunque, il mobile è penalizzato dai bassi prezzi di mercato attuali, altrimenti non sarebbe una brutta cosa, anzi. Valore: sugli 800 euro.


Due radio manda in visione Principe da Napoli. La prima, a valvole esterne, è degli anni ’20 (cm 30x30x30); ottimamente funzionante, vale 500 euro. La seconda, una famosa “Allocchio-Bacchini” mod. F53M degli anni ’30, funzionante, vale sui 300 euro.


La signora Ines72 da Roma, pone alla mia attenzione due grammofoni degli anni ’40, funzionanti: il primo della “Parlophone”, il secondo della “Victrola”. Valore: 250-300 cadauno. Un giradischi portatile “Enver”, funzionante a 120 volts, per il suo stato di nuovo, può valere sui 150 euro.


Ancora mi scrive il signor Paolini da Gubbio, a cui giá risposi in merito agli oggetti in zama, una lega a base di zinco (alluminio, rame, magnesio, ecc.) che viene confusa da alcuni con l’antimonio, un semimetallo a sé, difficilmente lavorabile (fu usato chimicamente nell’antichità come cosmetico o sanitario prima di capire la sua pericolosità). Come già scrissi, e qui repetita iuvant, gli oggetti in zama – per quanto belli e artistici, prodotti industrialmente, non valgono nulla, nel senso che non sono mai stati accettati dal mercato, a differenza di quelli in peltro (metallo pur formato da una lega “sciocca” a base di stagno-piombo), che hanno trovato estimatori. Il valore degli oggetti in zama, anche quelli più sontuosi dei suoi, è misero: l’anfora, alta 50 cm, probabilmente della fine dell’Ottocento, vale 100 euro; gli altri pezzi, dai 20 ai 30 euro o al miglior offerente.
Viceversa, la scatola in latta della “Magnesia San Pellegrino”, anni ’40 (cm 35x25x15), meravigliosa e in stato museale, vale sui 120 euro.


Quinziliani da Latina mi scrive lamentandosi di come il grande e bel mercato di brocante della sua città (1° domenica del mese) sia calato per qualità espositiva. Gentile lettore, le do notizia che tutti i mercatini antiquari del Lazio sono alla “canna del gas”, anche grazie alla deplorevole scelta di organizzatori che da anni aprono le porte ai venditori di frutta come ai venditori di mutande. Il mercato di Latina, invece, resiste. Diretto dal grande “Cesare”, è uno dei pochi in regione a tener fede alla proposta del vecchio e dell’antico.


E come sempre, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.


Luglio 2017


Inizierò questo nuovo format della Gazzetta raccomandando ai miei personali lettori che da decenni mi seguono e complimentano per la rubrica edita su carta, di continuare a farlo attraverso il sito on line, così come spero farà l’ingegnere Paolo Raimondo che attende da febbraio una risposta al suo quesito (d’ora in poi, nella nuova versione digitale, non si verificheranno più tali ritardi). Il gentile lettore invia foto di un quadro (cm 77×50) siglato “A.N.”. Purtroppo il dipinto, cosa da anonimo imbrattatele, non ha alcun valore.


Il lettore Franco Papi mi invia due quesiti. Il primo riguarda una spilla multipla in argento, dello scultore Aldo Caron (1916-2006), di cm 9×6, che potrebbe valere dagli 80 ai 120 euro. Il secondo, una tela (cm 80×58) che le cattive immagini non mi permettono di analizzare in modo probante: è “specchiata”, e non v’è il retro né i particolari. Iconograficamente la figura rappresenta San Giovanni Battista che abbraccia un ariete (sacrificio di Cristo) con in alto la Croce (passione di Cristo). Ad occhio, e solo, nello stato in cui si trova, e ponendo la tela come epoca tra la metà e la fine dell’Ottocento, vale sui 1.200-1.500 euro.


Giovanni Miccoli, presenta alla mia attenzione una lignea e policroma testa di Cristo (h 36 cm) con base in porfido. A mio avviso non si tratta di scultura del ‘600 ma di fine ‘700. La valuterei tra i 500 e i 700 euro.


La signora Serena Pham di Roma presenta una grande scatola musicale francese (carillon), con otto motivi. L’oggetto (h 43×18,16) risale al XIX secolo ed è in ottime condizioni visive. Se funzionante, può valere sui 1.000 euro, in considerazione delle “arie” di opere musicali importanti che vi si possono ascoltare (Barbiere di Siviglia, Vespri Siciliani, ecc.). Sul mercato antiquario cose del genere, a seconda delle condizioni e dei brani, hanno prezzi che vanno dai 400 agli 800 fino ai 1.200 euro.


Il lettore Alessandro presenta un orologio da tavolo in ottone dorato e smalti, firmato Janetti padre e figli, bottega orologiaia napoletana del XIX secolo. Fornito di barometro e bussola, lo strumento risale ai primi del ‘900, è funzionante e in discreto stato di conservazione. Valore: sui 500-600 euro.


Signora Marina Trentani, le sue incisioni di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), Fontana dell’Acqua Vergine detta di Trevi (Roma), cm 49×70 più margini, e Tempio della Sibilla in Tivoli, cm 40×63,5 più margini, se originali, valgono sugli 800-1.000 euro cadauna (10 anni fa 1.200-1.600); se, viceversa, riedizioni, pur dai “rami” originali, sui 250. Non posso essere più preciso: tali tipologie vanno studiate dal vivo.


Lubrano da Napoli centro, manda in visione una “Natività”, olio su tela di cm 75×100. A lui hanno detto trattarsi di pezzo di scuola prettamente partenopea, io, invece, penso che sia di scuola romana del Seicento, in ragione di quella tipica fasciatura alla “romana-frusinate-reatina” in cui è avvolto il bambino. L’opera è molto bella, ma ai giorni nostri è difficile spuntare più di 15.000 euro. Anni fa, il doppio.


Signora Giuliana Rallai, il suo disegno a firma Claude Monet (1840-1926), artista internazionale, padre dell’Impressionismo francese, è una riproduzione, sia pur realizzata (non saprei dire per quali fini) in modo pressoché perfetto, avendo usato materiali coevi. L’opera originale, il cui titolo è Due Pescatori, si trova al Fogg Art Museum di Cambridge. Lei può pure venderla – se il suo amico la supporta – a chi le ha già fatto un’offerta che, pur bassa rispetto alla reale valutazione per un artista del genere, è abbastanza alta: 8.000 euro. È importante però – e al di là di ciò che io ho affermato – che lei non la venda come opera autentica poiché in seguito – sia pur non perseguibile penalmente non essendo lei un’esperta e dichiarandosi in buona fede – su azione penale dell’acquirente dovrebbe restituire l’importo.


L’amico mercataro “Pinuccio” sottopone alla mia attenzione una vera da pozzo in pietra bianca (d’Istria?) che, pur sormontata da ferri cinquecenteschi, ad occhio, a me sembra una riproduzione novecentesca. Per tale motivo, non posso acclarare la stima di vendita sui 10.000 euro fatta da lui, e scenderei piuttosto ai 3-4 mila.
Ciao Pinuccio! e un abbraccio speciale alla tua piccolina appena nata.


A causa dei traslochi (i miei), e della nuova organizzazione on line (della rivista), la mia rubrica si chiude, scarna, qui. Nel prossimo numero, che potrete visualizzare sul sito www.lagazzettadellantiquariato.it, rispondendo a tutti gli arretrati amplierò anche la rubrica con note tecniche – veri e propri articoli – a compensare.


Ma sempre, come nel passato, un saluto a tutti, un abbraccio ai pochi.