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Donazione Lokar

Trova il suo spazio definitivo l’importante raccolta di porcellane donata da privati alla città di Trieste.

Un nuovo allestimento creato per ospitare le antiche porcellane di Giovanni Lokar e Sonja Polojaz è stato inaugurato il 13 dicembre 2025 presso il Museo Civico Sartorio di Trieste. Si mostra così nella sua veste migliore la recente donazione dei coniugi triestini alla loro città: «Così la vedranno tutti», aveva affermato Giovanni Lokar, collezionista e mecenate, in occasione della cerimonia ufficiale nel febbraio 2025, un lascito prezioso a: «una città che mi ha dato tanto, permettendomi di lavorare e socializzare. È il più bel dono che potessi farle».

 

Il prestigioso insieme formato da esemplari delle migliori aziende europee tra Sette e Ottocento entra con una sua specifica connotazione tra le raccolte fruibili presso il Museo Civico Sartorio, una ex dimora storica altoborghese già di per sé scrigno di opere d’arte collezionate dagli originari proprietari nel corso dell’Ottocento.
Negli anni la Casa Museo ha accolto nei suoi spazi diverse raccolte di pregio provenienti da privati triestini, la famiglia Lokar perpetua quindi la tradizione dei grandi illuminati imprenditori-mecenati che hanno voluto omaggiare la loro città lasciando alla pubblica fruizione il patrimonio artistico e culturale personale.

 

Piattino e tazza “litron” con cupido che scende in volo sulla Terra entro riserva ovale su fondo nero, fregi in oro, Vienna, Manifattura Imperiale, decoro di Anton Kothgasser, 1803 (foto: Kajetan Kravos)

 

L’esposizione della Collezione Lokar

Per la raffinata raccolta di Giovanni Lokar – una tra più prestigiose nel mondo – l’architetto Gabriele Pitacco ha ideato un allestimento speciale sotto la guida della curatrice scientifica del progetto Michela Messina, conservatrice del Museo.
Al secondo piano della Casa Museo, due sono gli spazi ridisegnati per offrire al pubblico letture multiple che ne valorizzano rarità e pregio artistico ordinando gli oggetti per ditta produttrice, area geografica e sequenza cronologica.
Le vetrine contenenti le porcellane offrono una fruizione a 360 gradi dei manufatti e dei loro marchi grazie all’inserimento di specchi. Realizzate da Goppion, azienda italiana di eccellenza nel settore espositivo, sono dotate delle più aggiornate tecnologie di sicurezza e conservazione.

 

Museo Civico Sartorio, Trieste. Sale della Porcellana Europea. Collezione Giovanni Lokar. Vista espositiva. Sulla sinistra la parete che mostra la mappa dell’Europa disegnata a mano, illuminata dai diversi marchi delle manifatture dislocate nelle loro città di origine e dai testi che illustrano la porcellana, il collezionista e la storia della prestigiosa raccolta (Fonte: sito web del Museo Civico Sartorio. Foto: Cristian Deklic)

 

In una delle due sale troviamo rappresentata la produzione europea: dai primi esperimenti effettuati dall’alchimista Johann Friedrich Böttger a Meissen allo sviluppo delle numerosissime manifatture fiorite negli Stati che oggi compongono la Germania e in tutta Europa. Degna di particolare menzione la presenza di pezzi provenienti dalle manifatture viennesi Du Paquier e Imperiale e di porcellane riferibili all’attività degli Hausmaler, pittori a domicilio (in prevalenza bavaresi, ma anche boemi, olandesi e inglesi) che nei primi anni successivi alla scoperta della formula della porcellana passarono dalla decorazione su vetro e maiolica a quella sulla porcellana sassone, viennese e cinese. E tra i primi Hausmaler si annovera anche un triestino: il decoratore Jacob Helchis attivo tra il 1730 e il 1750 circa presso la manifattura viennese Du Paquier e tra il 1741 e il 1742 presso la manifattura Rossetti di Torino, rinomato quale virtuoso esecutore di pitture su porcellana desunte da incisioni.

 

La seconda sala attigua alla precedente ospita le porcellane della produzione settecentesca italiana promossa sia dai sovrani sia dagli altolocati privati. Tra le maggiori aziende rappresentate troviamo: la manifattura Vezzi a Venezia dal 1720 (il cui nucleo è il più cospicuo al mondo per numero di pezzi in collezione pubblica), la Rossetti a Torino e la Ginori a Doccia dal 1737, la manifattura di Capodimonte a Napoli dal 1743, la Antonibon a Nove di Bassano del Grappa nel 1752/1762, la manifattura Hewelcke prima a Udine e poi a Venezia nel 1758, la Cozzi dal 1764, ed ancora la Boselli a Savona dal 1787.
Emerge nella raccolta Lokar anche un cospicuo numero di porcellane araldiche decorate con stemmi nobiliari – piccole opere d’arte applicata più che altro destinate al mero vanto dello status sociale – ed in particolare le realizzazioni venete e quelle commissionate alla manifattura di Meissen dalle nobili famiglie veneziane fra il 1730 e il 1750.

 

Valore e metodo di raccolta

Il patrimonio di porcellane dei coniugi Lokar, conta oltre 550 pezzi realizzati da più di 80 manifatture europee, il cui valore è stato stimato in oltre 2 milioni di euro; indiscutibile il suo pregio storico-scientifico che offre l’opportunità di visualizzare opere che ripercorrono la storia della porcellana europea: dal suo avvio nel 1709 in Germania fino a tutto il XVIII secolo, spingendosi fino alla prima metà del XIX con intento enciclopedico.
Le principali manifatture selezionate da Giovanni Lokar sono spesso esemplari risalenti ai primi anni di attività delle aziende, dunque pezzi di assoluta rarità selezionati con ottimo gusto personale. Consigliato da esperti, antiquari e studiosi, il collezionista e mecenate ha continuato a coltivare il suo interesse negli anni cercando di acquisire esemplari miranti all’approfondimento di specifici studi e all’utilizzo comparativo con porcellane di difficile attribuzione a causa delle analogie stilistiche e la somiglianza delle lavorazioni, incertezze che solo il confronto diretto può dirimere.

 

L’origine della dell’avventura collezionistica narrata dal suo protagonista

La raccolta di Giovanni Lokar, noto imprenditore triestino nel ramo del caffè, è iniziata quasi per caso all’inizio degli anni ’60 del ’900.
È lo stesso collezionista a sintetizzare il suo percorso lavorativo legato agli inizi della sua storia collezionistica: «Provengo da una famiglia di commercianti di legname giunta a Trieste da Aidussina negli anni ’40. Ho preso le redini dell’attività di famiglia a 18 anni, subito dopo il diploma, alla fine degli anni ’50. In seguito, ho conosciuto quella che presto sarebbe diventata mia moglie, figlia di un grande commerciante di caffè. Ci siamo sposati nel 1963. Nel 1964 ho cambiato lavoro grazie allo stimolo di mio suocero: “Vieni a lavorare con me, il caffè a Trieste è importantissimo”, mi diceva. All’epoca in Corso Italia c’era un bellissimo negozio di articoli per la casa, frequentato da chi voleva fare acquisti o doni eleganti, anche perché le persone socializzavano perlopiù in casa. Il titolare mi spiegò le peculiarità delle porcellane. Poi è stato proprio il nuovo lavoro nel settore del caffè ad aprirmi gli occhi, perché mi ha fatto frequentare le grandi capitali europee, dove ho approfondito la conoscenza del mondo della porcellana e degli antiquari in un modo che non mi sarebbe stato possibile rimanendo a Trieste. Acquistavo libri, riviste, oltre che oggetti».
Ed ancora Giovanni Lokar ricorda il suo stupore di neo appassionato: «Scoprii con sorpresa un mondo insospettatamente ricco di storia, di trepidazioni, di drammi, di gioie ma specialmente di arte e di raffinatezza. Ciò che affascina il collezionista è ciò che l’oggetto di per sé testimonia, di un’epoca, di uno stile, di una cultura propri di un mondo da tempo scomparso, come i personaggi che lo crearono, che orgogliosamente lo esibirono e che, quasi per incanto, sembrano oggi rivivere al momento di osservarlo».

 

La generosa donazione dei coniugi Lokar ha scongiurato la dispersione di una raccolta di eccezionale valore estetico e storico. La sua acquisizione da parte di un soggetto istituzionale il cui compito è  conservare e valorizzare i beni culturali sollecita lo studio degli appassionati e favorisce l’intesse del pubblico in generale.


In copertina: Servizio da colazione tête à tête composto da vassoio, due caffettiere, zuccheriera e due tazze “litron” con piattini, decoro con vedute di Napoli, della Campania e dell’eruzione del Vesuvio 1771, Vienna, Manifattura Imperiale 1791-1792 (foto: Kajetan Kravos)


Museo Civico Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII, 1 – Trieste
Orario estivo apertura: 1 aprile, 11 ottobre 10-18, da mercoledì a domenica; chiuso lunedì e martedì
Ingresso libero
www.museosartoriotrieste.it

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