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Aemilia Ars

A Bologna una mostra evidenzia il progetto estetico/culturale del Movimento che fu espressione felsinea del rinnovamento artigianale europeo tra Otto e Novecento

Dal 4 giugno al 6 settembre 2026 i Musei Civici d’Arte Antica ospitano Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città, a cura di Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo.
La mostra si è aperta in concomitanza con la quarta edizione di Bologna Festival Portici (4 – 7 giugno 2026), la manifestazione che celebra i Portici Patrimonio dell’Umanità UNESCO con numerosi appuntamenti alla scoperta di capolavori inediti nel patrimonio urbano.
Il movimento Aemilia Ars, nato a fine Ottocento, coinvolse arti applicate e decorative esprimendo un suo carattere peculiare. Nel giro di pochi anni al suo marchio si associò l’idea di un segno moderno aggiornato sulle novità del Liberty prima e dell’Art Déco poi, ma nel recupero di modelli decorativi propri dell’arte medievale e rinascimentale.

 

Mostra “Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città”, Allestimento espositivo

 

Allestita nel Lapidario del Museo Civico Medievale, l’esposizione documenta con particolare attenzione il cambiamento del gusto nella società bolognese e l’articolato lavoro di sviluppo del progetto artistico e di formazione della manodopera. È inoltre l’occasione per ammirare materiali Aemilia Ars solitamente non esposti, appartenenti alle collezioni permanenti dei Musei Civici d’Arte Antica: Collezioni Comunali d’Arte (lavori e materiali didattici scuola Sirani; manufatti e campioni ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni), Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (disegni dal deposito, ferri battuti e vetri) e Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” (progetti restauro architettonico e disegni per merletti di Guido Fiorini; manufatti ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni).
Nel progetto espositivo bolognese trova ragion d’essere anche Un filo lungo secoli. Ricamo e formazione femminile a Bologna dai conservatori agli Istituti Educativi, mostra che mette in luce l’attività educativa di storici istituti pii bolognesi – quali il Conservatorio di Santa Marta e il Conservatorio del Baraccano – che si occupavano della crescita e dell’istruzione di orfani e di bambini disagiati e che furono coinvolti dalla Aemilia Ars nel suo progetto di formazione. In ragione di questo i Musei Civici d’Arte Antica, in sinergia con ASP – Città di Bologna, ente che ne ha raccolto l’eredità materiale e morale, presentano in parallelo alla mostra principale  un interessante approfondimento visibile presso la Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili, proprietà di ASP.

 

Mostra “Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città”, Allestimento espositivo

 

La nascita della Società Aemilia Ars

Frutto della generale novità estetica che coinvolge l’Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la Società per Azioni Aemilia Ars si costituisce il 3 dicembre 1898 a Bologna per dare continuità all’esperienza nata nei cantieri di restauro dei monumenti storici cittadini. Ne è promotore Alfonso Rubbiani, restauratore e letterato, finanziato da un comitato di azionisti privati e pubblici. Il presidente, il conte Francesco Cavazza, è persona mossa da ideali culturali e filantropici, impegnata a diffondere il rinnovamento del gusto e attenta alla formazione della classe lavoratrice. Nella società figurano in posizione di rilievo il conte Cesare Ranuzzi Segni, primo presidente del Consiglio degli azionisti e la contessa Lina Bianconcini Cavazza, moglie di Francesco Cavazza, che fa parte sia del Consiglio degli azionisti sia della Commissione esecutiva presieduta da Alfonso Rubbiani.
L’articolo 2 dello Statuto chiarisce gli intenti societari: “promuovere e facilitare lo studio, la buona produzione e la commerciabilità delle arti decorative e industrie artistiche nella Regione Emiliana, allo scopo preciso che quanto è arredamento e decoro interno della casa acquisti una praticità migliore ed un miglior senso artistico, cosicché aumentandosene la ricerca e la produzione, ne venga profitto agli artisti, agli industriali, agli operai”.

 

I progetti per le arti applicate e decorative

Connessa al nuovo contesto storico-artistico europeo e con le stesse finalità del noto movimento inglese Arts and Crafts fondato dall’artista e designer William Morris nel 1880, Aemilia Ars si pone come obiettivo principale il recupero delle tradizioni artigiane regionali inserite nella nuova realtà industriale, puntando sul ritorno all’arte medievale e rinascimentale, alle forme lineari, floreali e fitomorfe.
Ispirati alla corrente modernista europea, artigiani e artisti capaci di creare prodotti di elevata qualità estetica – alcuni dei quali già riuniti nella Gilda di San Francesco (Alfonso Rubbiani, Augusto Sezanne, Achille e Giulio Casanova, Alfredo Tartarini, solo per citarne alcuni) – recuperano in chiave artistica le pratiche della lavorazione del legno intarsiato e del ferro battuto, l’arte dell’ebanisteria, della legatoria, dell’oreficeria, del tessile producendo manufatti di grande bellezza, espressione della più alta stagione del Liberty emiliano.
Nel 1899 la società bandisce 24 concorsi per nuovi progetti di oggetti d’uso quotidiano moderni, funzionali ed economici da produrre, valorizzare e commercializzare; ben 8 categorie sono dedicate alle lavorazioni in metallo, seguendo le tendenze europee che vedono l’utilizzo del ferro battuto quale segno di modernità in grado di coniugare funzionalità e raffinato decoro negli oggetti della quotidianità.
Purtroppo, pur riscuotendo grande successo alle esposizioni nazionali e internazionali, i prodotti Aemilia Ars non riusciranno  a trovare sufficiente sbocco commerciale. La società si scioglie alla fine del 1903, i suoi artisti e artigiani però continueranno a portare avanti il progetto innovativo sviluppando negli anni successivi originali idee per l’industria artistica.

 

Formazione e dignità del lavoro femminile

A chiusura della Società, solo il dipartimento di merletti e ricami, rimane compatto e attivo. Fondato nel 1900 e condotto da alcune nobildonne, si rivela un vero e proprio successo imprenditoriale che darà continuità al modello di lavoro a marchio Aemilia Ars.
Un sistema virtuoso tra produzione e richiesta del mercato permette al dipartimento di ricami e merletti di rimanere in vita fino agli anni Ottanta del Novecento grazie soprattutto all’intuizione imprenditoriale e allo spirito d’iniziativa della contessa Lina Bianconcini Caravazza.
Cardine del progetto imprenditoriale sono la formazione delle ragazze e delle donne alle quali vengono insegnate le basi della particolare tecnica di ricamo e merletto sviluppata da Aemilia Ars e la capillare attività di promozione che farà conoscere la manifattura in tutto il mondo.
Da quando dal 1904 la produzione viene limitata alla biancheria per la casa e per la persona, la contessa Cavazza coinvolge le maestre delle scuole elementari pubbliche e private, le insegnanti dell’Istituto femminile dArti e Mestieri Regina Margherita (poi Elisabetta Sirani), del Conservatorio (orfanotrofio) di Santa Maria del Baraccano e le suore del Sacro Cuore, in modo da educare anche le bambine e le fanciulle ad apprendere una disciplina artistica e un mestiere. Vengono loro insegnati il merletto ad ago a punto in aria, particolarmente laborioso, altri tipi di merletto di più rapida esecuzione e ricami tradizionali che, utilizzati insieme, rendono unici i capi. Per affinare il gusto, la passione per il lavoro e il senso critico, alle lavoranti di ogni età sono sempre spiegati nei dettagli i soggetti dei disegni, spesso ispirati ad antichi libri di modelli.
Garantisce un’elevata bellezza del prodotto l’esclusività dei disegni sempre nuovi e aggiornati sul gusto del tempo, realizzati da artisti come Alfredo Tartarini, Alfonso Rubbiani, Guido Fiorini. Quest’ultimo in particolare si rivelerà un poliedrico creativo, capace di predisporre disegni che vanno dai progetti di restauro per i monumenti patriottici ai modelli esecutivi per merletti.

 

Nel 1905 la fiorente attività artigianale dà lavoro a oltre un migliaio di donne della città e della campagna. I guadagni non garantiscono un salario vero e proprio ma il lavoro, che può essere svolto durante il tempo libero, costituisce un’integrazione per il reddito familiare, favorendo l’elevarsi del ruolo della donna nella comunità e dando ad essa consapevolezza nelle proprie possibilità.
Per garantire il successo dell’impresa la contessa Cavazza organizza una rete di promozione e vendita in Italia e all’estero per lo più gestita da donne, e impone a chi insegna e lavora per Aemilia Ars riserbo e fedeltà per evitare la diffusione di una produzione parallela esterna all’organizzazione. Questo protezionismo, mantenuto con grande fatica, verrà applicato fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Nel 2021 il merletto Aemilia Ars è stato riconosciuto come patrimonio storico-culturale identitario della città di Bologna (certificazione De.Co). La sua produzione è custodita da importanti musei esteri, come il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York e il Victoria & Albert Museum a Londra, e naturalmente da numerosi musei cittadini: le Collezioni Comunali d’Arte, il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini e il Museo della Storia di Bologna.


In copertina: Sante Mingazzi (Ravenna, 1867 – Bologna, 1922), Elemento ornamentale con iris, ferro battuto, inizio XX secolo, particolare.
Bologna, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, inv. 1875/1986


Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città
4 giugno – 6 settembre 2026
Museo Civico Medievale, via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna

Orario: martedì, giovedì 10.00–14.00; mercoledì, venerdì 14.00–19.00; sabato, domenica, festivi e sabato 15 agosto 10.00–19.00; chiuso lunedì non festivi

www.museibologna.it/medievale

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