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“Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana”. Trampolino di lancio per il grande vedutista europeo

Dopo l’evento milanese che ha visto Bernardo Bellotto affiancare Antonio Canal nella grande esposizione del 2017, si torna a parlare del magnifico vedutista nipote del Canaletto. Una piccola ma preziosa esposizione a Lucca ne evidenzia intelligenza creativa e genio pittorico giovanile.

Curatrice della mostra “Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana”, visibile fino ai primi di gennaio presso la Fondazione Ragghianti, è, non a caso, Bozena Anna Kowalczyk, una tra i maggiori esperti di Canaletto e Bellotto che, autrice di nuovi studi, trova nell’Istituzione lucchese il giusto interlocutore. La Fondazione diretta da Paolo Bolpagni e presieduta da Alberto Fontana, infatti, ha fra i suoi compiti primari quello di proporre al pubblico eventi derivanti dalle ricerche di specialisti, tenendo fede alle ragioni della Fondazione originata nel 1981 dalla donazione dei coniugi Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, quest’ultimo, critico e storico dell’arte tra i maggiori del XX secolo in Italia.

 

La Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, presso il Complesso monumentale di San Micheletto, Lucca, sede della mostra “Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana”

La ragion d’essere del Centro Studi: “offrire alla città e al comprensorio della Toscana nord-occidentale, oltre che a qualunque interessato italiano o straniero, uno strumento di studio dell’arte nella storia e nel presente”, si esplica dunque anche in questa mostra che rende conto delle recenti scoperte in merito a Bernardo Bellotto (1722-1780), ed offre ai visitatori un significativo spaccato del suo soggiorno in Toscana nel 1740, quando, ancora diciottenne, viene invitato a Firenze per dipingerne “alla veneziana” gli scorci più belli.

 

Zio e nipote uniti nell’arte della prospettiva

Alla fine degli anni Trenta del secolo, Bernardo, terzogenito di Fiorenza Canal, sorella di Antonio detto “il Canaletto”, si forma presso lo studio dello zio già all’epoca notissimo vedutista, in poco tempo apprendendo da lui tecniche e modelli così ben eseguiti da ingannare persino gli esperti collezionisti del famoso Maestro.
Dal Canaletto – a conoscenza delle più moderne ricerche sull’ottica – Bernardo apprende i segreti della prospettiva realizzata attraverso l’uso della camera ottica, tecnica che utilizzerà nel corso della sua carriera dando un personale ritocco all’immagine da essa ricavata; per lui, più che per lo zio, questo strumento sarà fondamentale al fine di rendere con grande precisione i particolari delle vedute architettoniche.

 

Uno stile man mano più autonomo prende evidenza quando Bernardo comincia a viaggiare alla scoperta delle maggiori città d’arte italiane. Il 1740, anno del suo soggiorno in Toscana, può considerarsi la data di partenza per lo sviluppo di un’espressività originale, più vicina – rispetto a quella dello zio – al rigore prospettico e al realismo della rappresentazione, caratteristiche che emergeranno con maggiore forza nei dipinti creati in seguito al servizio delle corti europee.

 

Bellotto pioniere del vedutismo fiorentino del Settecento

“Una concorrenza di idee coraggiose e brillanti – scrive Bożena Anna Kowalczyk in catalogo – è all’origine del viaggio di Bellotto a Firenze nel 1740. La prima, e fondamentale, è quella architettata dal marchese Andrea Gerini (1692-1766) con il conoscitore e antiquario veneziano Anton Maria Zanetti di Girolamo (1680-1767), suo amico e consigliere, di dare vita al vedutismo fiorentino. La seconda è quella di conferire al nascente vedutismo fiorentino del Settecento la modernità illuminista di Canaletto, invitando a Firenze il suo nipote e allievo Bernardo Bellotto, come maestro di prospettiva e tecnica pittorica, riconoscendone, benché giovanissimo, il genio”.

 

I recenti studi d’archivio che retrodatano a poco dopo il 22 aprile 1740 l’arrivo di Bellotto a Firenze, consentono di conferire al giovanissimo artista il riconoscimento di pioniere del vedutismo fiorentino “pensato” dai suoi due mecenati e da subito apprezzato dall’aristocrazia toscana. Come sottolinea la curatrice Kowalczyk: “Mentre a Venezia i principali clienti della veduta sono i turisti britannici del Grand Tour, a Firenze è il patriziato a contendersi le opere di Bellotto e Zocchi, un riconoscimento della veduta come espressione artistica e dichiarazione dell’amore per la propria città nei primi anni del governo dei Lorena”.

 

Bernardo Bellotto, “Piazza della Signoria, Firenze”, 1740, olio su tela, cm 61×90
(Budapest, Szépmuvészeti Mùzeum)

 

Opere in mostra

Primo tra gli altri, al Centro Studi Ragghinti si può ammirare il più importante dipinto avente come soggetto la città di Lucca. Proveniente dalla York City Art Gallery, “Piazza San Martino con la cattedrale”, raffigura – nella luce argentea che caratterizza l’opera del Bellotto – un ampio spazio molto caro ai lucchesi. Il dipinto, quanto a impostazione prospettica, ricorda molto le opere del Canaletto ma, come fa notare la Kowalczyk, varia nel taglio della composizione, nella vivacità del tocco, nella resa del cielo e delle figure dalle ombre allungate.

 

Bernardo Bellotto, “Piazza San Martino con la cattedrale, Lucca”, 1740, olio su tela, cm 50,8 x 72, (York City Art Gallery – ©York Museums Trust)

Sempre di soggetto lucchese, ed eccezionalmente prestati dalla British Library, sono i cinque disegni raffiguranti alcuni luoghi intorno alla cattedrale e alla chiesa di Santa Maria Forisportam. I fogli, appartenenti ad un album del primo Ottocento già proprietà di re Giorgio III d’Inghilterra e successivamente di Giorgio IV, sono stati staccati dal loro supporto per la prima volta.
Inedita testimonianza della città settecentesca “I cinque disegni di Lucca e il dipinto ‘Piazza San Martino con la cattedrale’ del Museo di York costituiscono l’unica documentazione nota del viaggio di Bellotto nella città toscana”, scrive la Kowalczyk.

 

Non potevano mancare in mostra, le evidenze pittoriche del lavoro svolto da Bellotto nel resto della Toscana. Nello specifico, vengono presentate alcune vedute realizzate dall’artista durante e a seguito della sua visita: “Piazza della Signoria, Firenze” e “L’Arno dal Ponte Vecchio fino a Santa Trinità e alla Carraia”, entrambe realizzate nel 1740. E due dipinti successivi datati 1743-1744: “L’Arno verso il Ponte Vecchio, Firenze” e “L’Arno verso il ponte alla Carraia, Firenze”. Infine, testimonia la visita dell’artista a Livorno il disegno a penna e inchiostro “Capriccio architettonico con un monumento equestre”, opera del 1764 prestata dal Victoria & Albert Museum di Londra.

 

Ad arricchire la mostra, anche un dipinto del noto vedutista veneziano Luca Carlervarijs (1663-1730), conservato nel Museo di Lucca, e un olio su rame di Giuseppe Zocchi (1717-1767) che ritrae insieme proprio i due primi mecenati del Bellotto, l’antiquario Anton Maria Zanetti di Girolamo e il marchese collezionista Andrea Gerini.
Della celebre veduta di piazza San Martino, offrono una versione contemporanea i due giovani fotografi Jakob Ganslmeier (Monaco di Baviera, 1990) e Jacopo Valentini (Modena, 1990), invitati ad esporre i loro scatti.

 


“Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana”
Fino al 6 gennaio 2020
Lucca – Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto, Via San Micheletto 3
Orario: tutti i giorni 10-19; chiuso lunedì
www.fondazioneragghianti.it

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